dalla mia cucina

Cookies al triplo coccolato,ripeto,al triplo cioccolato.

Mia mamma mi rinfaccia sempre che parlo sempre e solo di brutti ricordi della mia infanzia. Mi sono sforzata un po’ e un ricordo positivissimo mi è tornato subito in mente. Sono questi biscotti. La ricetta è quella di Nigella Lowson, modella curvy inglese che poi si è data,con tantissimo successo, alla cucina. La guardavamo sdraiate insieme sul divano, verso sera,davanti all stufa. Nigella e le sue ricette sono assolutamente parte dei miei ricordi felici. Si è guadagnata la mia ammirazione perchè le sue ricette erano sempre stra caloriche, l’apice lo ha raggiunto friggendo dei Mars. Questi biscotti rappresentano il piacere della vita sotto forma di cookies. Credo che non mi serva aggiungere altro.

  • 125 g di burro morbido
  • 75 g di zucchero di canna, quello integrale è perfetto perchè li mantiene un po’ umidi
  • 50 g di zucchero semolato
  • 150 g di farina “00”
  • 30 g di cacao amaro
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 120 g di cioccolato fondente
  • 1 pizzico di sale
  • 1 uovo freddo
  • 125 g di gocce di cioccolato bianco
  • 125 g di gocce di cioccolato al latte o fondente

Fate sciogliere il cioccolato fondente al microonde e lasciatelo da parte ad intiepidire.Montate il burro con lo zucchero di canna e lo zucchero bianco, quando tutto sembrerà un po’ spumoso aggiungere il sale e la farina con il cacao e il bicarbonato, mescolate e poi unite l’uovo, il cioccolato fuso tiepido e lavorate fino ad ottenere un impasto bello compatto, unite le gocce di cioccolato e impastate ancora, giusto per distribuirle bene. Con le mani bagnate o con un cucchiaio o con qualsiasi cosa possa esservi d’aiuto formate delle palline e disponetele ben distanziate tra loro su una teglia con carta da forno. Dovreste ottenere 16 biscotti con queste dosi. L’ ideale sarebbe lasciare riposare le palline in frigorifero per una mezz’oretta, nell’attesa preriscaldate il forno a 180°.Infornate i cookies e cuoceteli per 18/20 minuti circa. Anche se a fine cottura saranno ancora morbidi,aspettate 10 minuti e avranno ottenuto la consistenza giusta un po’ più freddi.

dal mio cuore

Tutto misto nella mia famiglia mista

Quando ho conosciuto Empi l’unico modo che avevamo per comunicare era l’inglese con l’aiuto, a volte controproducente, del traduttore di Google. Lui era in Italia da pochi giorni ed io non ero una cima con le lingue straniere, quello che sapevo lo avevo immagazzinato inconsapevolmente negli anni delle scuole e i viaggi all’estero mi avevano convinta di essere abbastanza esperta visto che fino ad allora ero sopravvissuta ovunque. Col passare del tempo il mio inglese è migliorato mentre l’italiano di Empi era sempre fermo alle frasi che aveva imparato ad un corso di italiano che aveva frequentato. Nonostante tutti volessero che io parlassi italiano con lui, per aiutarlo ad imparare, siamo andati avanti parlando in inglese e così la mia convinzione di conoscere bene l’inglese è cresciuta nel tempo come la nostra relazione.

In realtà parliamo una lingua inventata da noi, un mix di inglese british, broken english, italiano,dialetto talamonese e Bini, lingua locale della città di Benin cirty.

Alcune espressioni hanno una potenza diversa se dette in dialetto rispetto all’italiano o all’inglese e viceversa e così siamo andati avanti per mesi, fino a quando non è nata la Princess. Ho letto parecchio sull’argomento, gli “studiosi” consigliano di parlare con il proprio figlio la propria lingua, io in italiano e Empi in inglese, ma noi,che siamo fatti così, non abbiamo seguito nessun consiglio e abbiamo un po’ improvvisato. Adesso a distanza di 5 anni dalla sua nascita usiamo ancora la nostra lingua mista per parlare, io sgrido le bambine in broken english perchè è molto più autoritario il suono di certe frasi, il borken english lo usiamo quando siamo particolarmente incazzati, quando qualcuno mi taglia la strada io gli auguro che una divinità della cultura Youruba lo punisca,detto in British o in Italiano non ha lo stesso effetto. Idem per Empi che quando si sforza di essere un pochino romantico mi dice frasi assurde in Italiano. Questo mix ha per permesso alle mie figlie di imparare tutte le lingue parlate, se chiedete alla Princess la stessa cosa in dialetto talamonese,inglese,broken o italiano lei capisce perfettamente,questo già da prima che cominciasse a parlare. Ora a 4 anni inizia a parlare in inglese senza problemi, riesce ad avere un dialogo con tutta la famiglia di Empi. Sta imparando a leggere e a riconoscere i suoni delle lettere in inglese. La Miranda ripete perfettamente qualsiasi cosa le si dica, nonostante abbia iniziato molto tardi a parlare riesce a rispondere alle domande che le vengono fatte in inglese dalle zie o dalla nonna in Nigeria, in modo molto naturale.

La Princess si è rifiutata di parlare in inglese fino a poco tempo fa, mentre la Miranda si diverte e lo parla spesso, resta però per entrambe una lingua riservata al dialogo con il papà o con la famiglia del papà. Hanno fatto entrambe questa distinzione e va bene così. A volte capita che mi chiedano qualcosa in italiano e io spontaneamente rispondo in inglese e così il nostro dialogo si svolge in due lingue o viceversa con Empi che risponde in italiano ad una domanda in inglese.

In queste settimane a casa la Princess ha manifestato il desiderio di imparare a scrivere e a leggere da sola. Le ho insegnato l’alfabeto in italiano e poi quello inglese, pensando che si sarebbe servita di uno per imparare l’altro. Invece no, per entrambi ha usato una tecnica diversa e il fatto per esempio che la I italiana si pronunci esattamente come la E inglese non l’ha mandata in confusione, ha capito la differenza senza neanche farsi troppe domande mente io, dovevo cantare la canzoncina delle elementari per ricordarmi le lettere. Come sempre sanno stupirmi, ma so che sarà molto utile per il loro futuro conosc,ere e parlare più lingue, a prescindere dell’uso che ne faranno, saranno sempre un passo più avanti di chi parla solo una lingua.

Siamo una famiglia mista o mixed, siamo un mix di culture,esperienze, ingredienti e sì, anche di lingue.

la nascita

5 anni dopo

Oggi festeggiamo 5 anni di matrimonio, non me la dimenticherò mai la gioia di quel giorno e quando mi fai incazzare devo attingere a quel ricordo per trovare la voglia di riabbracciarti. Ho tante cose che vorrei dire ma ripubblico quello che ho scritto l’anno scorso, l’unica differenza da quando ho scritto questo post su Stranelly è che quest’anno non festeggeremo con una videochiamata ma insieme sul nostro divano e sì,devo ammetterlo,ti amo sicuramente un po’ di più oggi,

4 ANNI
Lo scrivo in grande perché ne sento tutto il peso.
Sono passati solo 4 anni dal giorno del nostro matrimonio eppure ho ricordi sfocati,come se fossero passati già 40 anni.
E con tutto quello che abbiamo passato insieme, tutte le sfide da cui incredibilmente siamo usciti stra vittoriosi,mi rendo conto che non è stato sufficiente crederci fin da subito.
Mi sono concentrata solo sul “devo resistere”perché abbiamo due figlie,resistere perché è così che si fa,resistere perché non ci sono alternative. In realtà le alternative ci sono sempre,ma non le abbiamo mai considerate,perché oltre ogni previsione,oltre ogni immaginazione dopo 4 anni ci amiamo proprio come non abbiamo mai fatto.
Sposarsi dopo tipo 9 mesi che conosci una persona è una mezza follia,soprattutto quando le vostre culture sono profondamente diverse,quando le prospettive sono così difficili da vedere,quando poi ci si mettono i soldi che mancano,il razzismo,la malinconia della vita di prima, è tutto in salita. Ma si affronta e quando si arriva in cima a questa piccola salita,questi 4 anni, si capiscono tante cose. Non ce l’abbiamo fatta perché dovevamo,non ce l’abbiamo fatta perché è così che vanno le cose. Ce l’abbiamo fatta perché abbiamo deciso di capirci e amarci nonostante tutto.
Non mi porterà in nessun ristorante e io non metterò nessun completino per festeggiare ma ci faremo una videochiamata stasera in cui lui,quasi sicuramente,si complimenterà con me per aver scelto un uomo così bello e io gli dovrò ricordare che le mie doti culinarie in questo matrimonio sono state fondamentali.
Non siamo perfetti ma insieme siamo potenti! Buon anniversario a noi, oggi festeggio 4 anni dal giorno in cui ho deciso di affrontare la vita con te @lewisemperorsmith, e anche se non te lo dico mai I LOVE YOU IDOLO! ❤️.

Quel 23 maggio di 5 anni fa non avrei mai pensato che ce l’avremmo fatta e invece eccoci qui, innamorati,felici e sempre pieni di energie per litigare a fare pace.

Buon anniversario a noi, alla nostra famiglia.

Nella mia pagina Instagram Stranelly ho pubblicato anche un breve video di quel meraviglioso giorno di 5 anni fa.

dalla mia cucina

Agege Bread, il pane nigeriano più buono del pianeta

Agege bread, nient’altro che una mega pagnottona con un livello di sofficità mai visto prima.L’agege bread si spezza come se fosse una nuvola, si mangia accompagnato da fagioli o con del latte caldo, tipo pan brioches. Si può mangiare con qualcosa di salato o con qualcosa di dolce. Lo trovate nei negozi africani,costa un pochino ma merita, in alternativa questa è la mia versione, super collaudata. Risultato garantito.

Nella mia pagina Instagram Stranelly c’è anche il video così è un po’ più semplice.

ingredienti

  • 1450 g di farina Manitoba o “0”
  • 240 ml di latte tiepido
  • 50 g di burro
  • 30 gdi zucchero semolato
  • 7g di sale
  • 7g lievito di birra disidratato o 12 di lievito fresco

Fate sciogliere il burro nel latte e lasciate intiepidire. Quando è tiepido aggiungeteci anche il lievito se lo usate fresco altrimenti potete aspettare e unirlo direttamente alla farina dopo. In una bacinella a parte unite la farina e lo zucchero ( e il lievito se non lo avete messo nel latte prima ed è quello disidratato). Aggiungete poi la parte liquida alla farina e iniziate ad impastare, poco prima che l’impasto sia compatto aggiungete il sale. Impastate energeticamente con le mani, usate tutto il palmo ma senza tirare l’impasto. Impastate almeno una decina di minuti. Riponete in una ciotola,copritelo e fate lievitare per un paio di ore, anche 3. Quando l’impasto sarà lievitato bene prendetelo e stendetelo su un piano. stendete l’impasto dello spessore di un paio di cm. Ripiegatelo su se stesso tre volte, ponetelo all’interno di uno stampo da plum cake con della carta da forno e lasciatelo lievitare di nuovo. Potreste scegliere di cuocerlo direttamente così, dopo la seconda lievitazione, spennelandolo con dell’uovo sbattuto. Io invece finita la seconda lievitazione riprendo l’impasto e lo divido in 5-6 parti uguali. formo dei piccoli panetti che stendo di nuovo e arrotolo su loro stessi formando così delle specie di paninetti lunghi. Li riposiziono nello stampo da plum cake e lascio lievitare di nuovo, è sufficiente una mezz’oretta questa volta. Prima di infornarli li spennello con dell’uovo sbattuto. Cuocete per 25 minuti a 180° con forno ventilato.

Non ho la certezza che questa sia la versione originale della ricetta ma è quella che più gli si avvicina e la preferita della mia famiglia, super approvata da mio marito e da chiunque abbia assaggiato.

dalla mia mente

Ricominciamo.

Sono passati mesi dall’ultimo mio articolo nel blog. Ho avuto un blocco, non so come definirlo, tutto quello che volevo scrivere mi sembrava banale,di poca importanza e meno scrivevo e più mi sentivo poco produttiva, poco brava a gestire la situazione. Sopravvivevo e mi sembrava una grande impresa. Ho passato più di due mesi lontana da mio marito,preoccupata per lui, per le mie figlie,per la mia famiglia, per il mondo intero senza prendermi del tempo per chiedermi davvero come stessi io.

Lo faccio sempre, metto sempre i miei problemi dietro,nascosti,per affrontare quelli degli altri con il risultato che alla fine io esplodo,mi ritrovo con un sacco di cose da risolvere e gli altri neanche immaginano il mio sforzo per aiutarli. Mi guardo in giro e vedo mamme super organizzate che riescono a conciliare lavoro,famiglia,figli concedendosi uscite con amiche, serate romantiche con i loro compagni, regali costosi, vestiti bellissimi,capelli e trucco sempre perfetto. Poi mi guardo e mi sembra di vedermi impegnata in tutti i modi a non affogare tra le 3 cose che faccio. Vado a letto e sono esausta,completamente demolita, ho bisogno di mezz’ora di silenzio per riuscire a spegnere il cervello e addormentarmi. Ci sono giorni in cui mi sveglio tra i capricci delle mie bambine e aspetto solo il momento di rimetterle a letto la sera. Ci sono giorni in cui vorrei scappare e non tornare più indietro,nonostante il mio immenso amore nei loro confronti, diventano sempre il capro espiatorio della mia insoddisfazione.

Così ad un certo punto, sommersa dai sensi di colpa, decisa ad essere un buon esempio per quelle splendide mini donne che ho messo al mondo ho deciso di guardarmi con un occhio diverso. Non è per niente facile, quando ti comporti in un certo modo per 27 anni non bastano 2 mesi per cambiare le cose ma quando vedi per 27 anni la vita in un modo quanto è bello finalmente riuscire a vedere altro? C’è un sentimento che ha preso il sopravvento su di me negli ultimi mesi, l’invidia. Vivere confrontandosi sempre con le altre mamme,le altre donne,le altre famiglie. Che fatica,quante energie sprecate, quanto tempo buttato. Alla mamma sempre impeccabile magari farebbe comodo un po’ del mio spirito di improvvisazione che rende divertente anche la giornata più noiosa del mondo. La mamma lavoratrice magari vorrebbe svegliarsi nel lettone abbracciata ai suoi figli,con calma e invece deve sgattaiolare fuori dal letto senza farsi sentire per uscire presto e rientrare tardi. L’amica super produttiva che condivide un successo all’ora sui social magari sta vivendo una mega crisi familiare e dentro sta impazzendo ma su Instagram è impeccabile.

La quarantena mi ha tenuto lontana da mio marito, dai miei fratelli,dai miei nipotini per mesi però mi ha anche tenuto vicina alle mie figlie 24h al giorno, 7 giorni su 7, vicino ai miei genitori con cui, incredibilmente ho litigato pochissimo e anche se non sono stata la mamma super perfetta,produttiva,bella,in forma e con un aura di brillantini, sono stata una mamma che ha preparato kg e kg di pongo,pasta di sale, cibi magari non sanissimi ma pieni di amore,una casa non perfettamente pulita ma perfetta per fare dei lunghi percorsi ad ostacoli per le mie bambine. Ho affrontato un po’ di problemi che avevo sotterrato sotto kg di insoddisfazione e ciccia e pian pianino li sto affrontando tutti, uno ad uno,come mi si presentano,senza valutarne la pesantezza. Con le mie forze. Non è già questo un mega gigantesco traguardo?

E allora rieccomi all’ opera, ho centinaia di ricette da condividere, un sacco di riflessioni e tanti altri aneddoti sulla mia famiglia. Mi prendo il tempo che mi serve, non diventerò un’ influencer, non ho foto di piatti bellissimi o selfie strappa like ma questo è il mio blog,dove parlo di noi, non di quello che dovremmo essere ma di quello che siamo davvero.

dalla mia cucina, Senza categoria

CURRY MY LOVE

In questi giorni volevo fare un po’ di scorte di spezie per la mia cucina e mi sono resa conto che in realtà l’unica cosa di cui dovevo fare scorta era il curry perchè ne uso davvero molto. Il curry non è una spezia ma un mix di spezie,ce ne sono di vari tipi a seconda dei mix che si usano e quello che uso io di solito è il masala, quello indiano. Mi piace usarlo piccante perchè nella nostra famiglia amiamo i sapori strong. Da fonti tipo Wikipedia ho scoperto più o meno gli ingredienti ma le dosi variano. Il curry del Simply è molto diverso dal curry del negozio africano di Bergamo che è molto diverso dal curry che mio marito mi ha portato dalla Nigeria. Tutti e tre sono masala, hanno lo stesso colore ma hanno dei sapori diversi in base ai dosaggi delle varie spezie ed erbe che vengono usate. Di curry ne uso tanto e principalmente lo uso con le carni, con il riso, con le verdure e con qualche sugo crazy che mi invento la sera al momento. Il curry mi scalda davvero il cuore, ogni piatto in cui ne metto un po’ si trasforma in un comfort food incredibile.

Oggi propongo 3 versioni di una ricetta, una velocissima,buona e pronta in pohi minuti,una vegana e una più tradizionale indiana che mi ha insegnato un amica di social anni fa. Tutte e tre e versioni vanno accompagnate dal riso. Dopo avervi spiegato come cuocere il riso scriverò le 3 ricette del curry.

Dopo anni di tentativi io ed Empi abbiamo deciso che il nostro riso preferito per questi tipi di piatti è il riso thaibonet parboiled dell’ Eurospin, stasera ho anche scoperto che viene prodotto dalla ditta Scotti perciò non è neanche una barbonata.

Mettete il riso in una pentola capiente,copritelo con l’acqua e appena arriva a bollore lo scolate e lo sciacquate con l’acqua corrente così eliminerete tutto l’amido e il riso resterà bello sgranato. Una volta lavato lo rimettere nella pentola, lo coprite con l’acqua, il livello dell’acqua deve essere di almeno un dito superiore al livello del riso. Salate e mettere sul fuoco. Non deve bollire fortissimo, il riso deve assorbire tutta l’acqua. Mio marito a volte usa uno strofinaccio, copre la pentola e sopra gli appoggia il coperchio, è quasi come una cottura al vapore. Non mescolate il riso, lasciate che l’acqua si asciughi, se l’acqua si asciuga ma il riso risulta ancora duro basta aggiungere un bicchiere di acqua, poco alla volta. In circa 12-15 minuti il riso è cotto. Questo è il metodo che ho imparato da Empi, a volte si può aromatizzare il riso con foglie di alloro,latte di cocco,cipolle durante la cottura.

pollo al curry rapidissimo

  • 500 g di petto di pollo
  • curry
  • 250ml di latte di cocco non zuccherato
  • sale

Tagliate il petto di pollo a cubetti, straccetti, bocconcini, insomma come più vi piace.Usate il petto perchè ovviamente cuoce più in fretta. Fatelo rosolare in una padella anti aderente salatelo e se lo avete aggiungeteci una punta di dado vegetale,quello fatto in casa è sicuramente migliore, se volete potete aggiungerci un filo d’olio ma non è indispensabile, quando il pollo è quasi cotto aggiungete una bella dose di curry, io abbondo sempre, mescolate e lo lasciate tostare qualche secondo poi aggiungete il latte di cocco e finite la cottura del pollo. Bastano pochi minuti, lasciate cuocere il pollo finchè non ottenete la cremosità che preferite. Servite accompagnato ad una bella dose di riso.

Il latte di cocco in estate è bello fluido in inverno invece di solito la parte grassa si divide da quella liquida perciò io vi consiglio di usare tutta la parte solida e di aggiungere quella liquida poco alla volta, per vedere il grado di cremosità della salsa.

Zuppa di curry vegano

  • verdure miste
  • curry
  • brodo vegetale
  • latte di cocco
  • sale

Per la versione vegana invece del pollo useremo delle verdure come le patate, io uso anche quelle dolci, le carote,i cavolfiori,le zucchine,la zucca e i peperoni. Sbizzarritevi tagliate tutto nelle dimensioni che preferite,fate rosolare in una padella antiaderente con un pochino di olio, sfumate con un po’ di brodo vegetale e aggiungete il curry, lasciate cuocere una mezz’oretta, lasciate che il brodo asciughi lentamente e che le verdure assorbano il meraviglioso sapore del curry, salate a piacimento e infine aggiungete il latte di cocco. servite caldissimo con il riso o consumatela come una zuppa con dei crostini di pane. Livello di goduria pari al livello di curry che userete.

Le patate dolci le trovate sicuramente al Lidl, il latte di cocco assicuratevi che non sia dolcificato. Il migliore, praticamente puro,lo trovate nei negozi africani-asiatici però esistono anche nei reparti di cibo etnico dei super mercati solo che lì di solito costa di più e ha degli addensanti aggiunti.

Chiken coconut curry, pollo al curry e latte di cocco versione tradizionale indiana

  • 1 pollo a pezzi
  • 1 cipolla
  • 1 pomodoro
  • zenzero e uno spicchio d’aglio
  • curry
  • peperoncino a piacimento
  • latte di cocco

La ricetta più tradizionale invece è pazzesca. Tagliate una bella cipolla a julienne,a filange,non ricordo i nomi esatti dei tagli, comunque non dovete tritarla troppo. La fate rosolare con un pochino di olio, quando è bella rosolata aggiungete un po’ di zenzero ed aglio che avrete tritato precedentemente. Io li frullo col minipimer e faccio tipo una pasta. Quando la cipolla è appassita,non arrostita, aggiungo i curry, una bella dose,indicativamente 2 cucchiai pieni e poi si aggiunge in cottura. Lo lasciate tostare bene e quando vedrete l’olio separarsi dalle cipolle e dal curry aggiungete un pomodoro fatto a cubetti, lasciate cuocere qualche minuto e aggiungete i pezzi di pollo, fate rosolare anche il pollo e poi bagnate con del brodo vegetale, lo lasciate cuocere per circa 25 minuti. a piacimento,insieme alle cipolle potete aggiungerci un peperoncino. Passati i 25 minuti valutate la quantità di brodo presente e aggiungete il latte di cocco. Se il brodo è troppo toglietene un po’ prima di aggiungere il latte. Lasciate cuocere altri 20 minuti e servite con il riso.

dalla mia mente, Senza categoria

Nadine, Acqueline e Dukorere Hamwe

Chi mi segue sui social conosce già la storia incredibile di Nadine. Lei è una ragazza di 27 anni,come me,con due figli,come me, che viene dal Burundi,negli ultimi 5 anni ha lottato contro un tumore mesenchimale che le ha completamente deformato il viso, impendedole nell’ultimo periodo di poter addirittura ddeglutire. Solo un delicato intervento chirurgico poteva salvarla e andava fatto in Italia. Sulla mia pagina fb e instagram per mesi e mesi ho parlato solo di lei,della raccolta fondi che Dukorere Hamwe ha organizzato per portarla in Italia e per riuscire a salvarle la vita. Nadine per me era solo quello, una sorella lontana che aveva bisogno di aiuto. In pochi mesi l’associazione ha raccolto i soldi sufficienti per il volo,l’operazione, l’assicurazione e la permanenza di Nadine in Italia. Dukorere Hamwe,tramite le donazioni è riuscita nella grande impresa di salvarle la vita. Dopo i primi mesi dopo l’atterraggio, io mi sono un po’ dimenticata di Nadine. sapevo che stava bene,era sufficiente per me. Poi una sera di novembre, durante una cena di beneficenza a favore dell’associzione della quale nel frattempo sono diventata associata, l’ho incontrata dal vivo, ci siamo sedute vicine e lei mi ha tenuto la mano per quasi tutto il tempo della cena. Non abbiamo fatto grandi chiaccherate ma è stato bellissimo così. Il giorno dopo la cena scrivevo queste parole in un mio posto di instagram:

“Ieri sera, dopo 10 mesi dal suo arrivo in Italia ho conosciuto Nadine. Dopo giorni di piani sono riuscita a partecipare ad una cena di beneficenza di @dukorerehamwe . Vorrei scrivere tantissime cose ma non riesco. Nadine è incredibile. Come le donne che animano questa associazione.
È fortissima, così felice dei suoi progressi, mi ha mostrato orgogliosa le foto dei suoi figli,mi ha parlato della scuola di Italiano che frequenta, parla un italiano comprensibilissimo, è magnifica. Felice,allegra. Nadine è come uno schiaffo ma di felicità. Mi ha colpita. Non è solo una donna forte da cui imparare molto, è una ragazza di 27 anni che ha voglia di vivere una vita piena e appagante, e non ne sono sorpresa. Però il confronto è stato inevitabile e mi son sentita così travolta che mi è sembrato di aver sprecato così tante occasioni per essere felice. Nadine è davvero forte. Io per quanto possa sforzarmi parto con dei preconcetti dati dalla mia ignoranza perché io delle donne del Burundi non so proprio nulla. E ho passato i giorni a pensare a tutte le differenze della sua vita con la mia. Però poi lei si siede vicino a me, chiacchieriamo, mi racconta di quanto odi il sapore di limone che in Italia si usa in troppi dolci e io la guardo e mi sento scema. Alla fine seduta vicina c’è solo una 27 enne come me. Felice e sorridente. Tutto questo per dire che ancora una volta ho dovuto fare i conti con dei pregiuidizi che Nadine ha smentito in pochi minuti. E come si vive meglio senza. Ho pensato a lei come una povera ragazza da aiutare e invece ieri mi ha semplicemente dimostrato che è solo un’altra idola,come me, come tante altre di noi,da sostenere.
Dukorere hamwe non è solo un’associazione. È la forza di Fides (la presidentessa di Dukorere) Che come un treno trascina tutti verso i suoi obiettivi.
Nadine è una delle tantissime persone che Dukorere hamwe sta aiutando. Sapere di aver contribuito a questo mi rende proprio felice. Ci sono tanti modi per poter sostenere Nadine, Acqueline e altri ragazzi come loro, come noi”

Il primo selfie con Nadine, la prima volta che ci siamo incontrate.

Nadine non è arrivata sola dal Burundi, è stata accompagnata da Acqueline, un’altra ragazza della nostra età. Nadine ed Acqueline sono molto diverse, vengono dallo stesso paese ma non sono molto simili. Nadine è una mamma che parlerebbe 24h dei suoi figli e vive col sorriso questa permanenza aspettando il giorno in cui potrà tornare dai suoi bambini,sogna di potersi mantenere da sola,magari con dei polli, dei campi da coltivare e con la sua famiglia vicina. Acqueline invece ha visto nel suo viaggio in Italia un’opportunità per poter imparare qualcosa di nuovo, e questo suo desiderio di conoscere ed imparare è così potente che in meno di 12 mesi è riuscita a superare gli esami per la patente, sta imparando a cucinare, parla un italiano quasi perfetto, gioca a basket e sogna di continuare gli studi ma anche di aprirsi un ristornate,sogna di viaggiare, sogna di poter vedere posti nuovi conoscere gente da cui poter imparare qualcosa di nuovo. Se potesse farebbe molto di più. Con Acqueline posso parlare tranquillamente di tutto tanto poi alla fine ci ritroviamo sempre a parlare di cucina,di cibo e di quanto sarebbe bello aprire un ristorante insieme. In poco tempo siamo diventate delle buone amiche.

La storia di Nadine ha acceso in me qualcosa, ho iniziato a vedere la vita con una prospettiva diversa e in un anno posso dire che anche io sono cambiata molto. Avvicinarmi a Dukorere Hamwe mi ha dato una svegliata, le mie tragedie personali non erano nulla di che in realtà paragonate ai problemi di milioni di persone e risolverle era anche facilissimo,bastava volerlo. Sono cresciuta tanto in questi ultimi 5 anni, non penso che sarei mai riuscita ad avere un rapporto di sincera amicizia con delle ragazze così diverse da me perchè so che mi sarei concentrata sulle nostre diversità,vedendole come un problema. Invece no, insieme siamo qualcosa di bello.

Io, Nadine, Acqueline e Princess che si nasconde

Dukorere Hamwe è un associazione italo-burundese,anzi oserei dire 50% valtellinese e 50% burundese. La sua presidente è la mia donna dell’anno. Sicuramente vincerebbe facilmente il premio di idola dell’ultimo decennio. Con questo link https://www.dukorerehamwe.it/wp/chi-siamo/storia-e-missione/ potete scroprire un po’ di più sulla storia e la missione dell’associazione,potete anche trovare i moduli per associarvi e scoprire quante cose pazzesche si possono fare quando ci si unisce per sostenere progetti importanti. Nadine è solo una delle tante ragazze che Dukorere ha aiutato, la sua storia è particolare, ma tante ragazze e ragazzi e intere famiglie ora possono sognare in grande grazie alle idee di Fides, al lavoro sodo dei responsabili in Burundi, all’aiuto degli associati,dei simpatizzanti,dei sostenitori e di chiunque in questi anni abbia dato un contributo. Fides è l’anima di Dukorere Hamwe ,secondo me, e grazie a lei ho iniziato a sognare un po’ più in grande anche io, con 2 grandi sostenitrici come Nadine e Acqueline.

dalla mia mente, Senza categoria

Mrs Orobokibo,eccomi.

View this post on Instagram

Ho 27 anni e oggi ho realizzato che nella mia vita non ho mai vissuto un giorno da normo peso. Ho 27 anni e questa sera sono uscita, le bambine dormivano a casa con la nonna e io sono uscita per divertirmi un po'. Ho 27 anni e sono a dieta da almeno 20, non ho foto di me in cui si veda il mio corpo infatti per trovare questa foto ho dovuto cercare nella memoria di due anni fa. Ho 27 anni, 2 figlie, 1 marito,3 fratelli,5 nipoti e sono obesa. Oggi è l' #worldobesityday o almeno mi pare di aver letto così tra i vari post del mio feed di Instagram. Sono obesa e non riesco a guarire da questa malattia. L'obesità è una mattina per chi non lo sapesse e io ne soffro da almeno 20 anni perché i primi 7 ero solo molto sovrappeso. Vivere una vita da obesi non è semplice o forse sì, alla fine non ho mai provato le alternative. Vivere da obesi significa odiare ogni vestito perché ti lascerà i segni dopo una giornata in cui lo indossi, significa fingere di odiare la moda perché non troverai mai abiti della tua taglia e se li troverai saranno da vecchia, da uomo o estremamente cari. Essere obesi significa che il cibo ha in potere enorme sulla tua mente e raramente riesci a rendertene conto. Essere obesi per tutti questi anni ti fa credere di essere un fallimento perché le persone normo peso là fuori pensano che essere obesi significa solo essere pigri e senza forza di volontà. E invece no, essere obesi è molto molto di più. In realtà io non sono obesa, io soffro di obesità. L'obesità non definisce la mia persona o almeno questo è quello che cerco di credere nell'ultimo periodo e invece la mia obesità è sufficiente agli altri per definirmi. Soffrire di obesità significa uscire sperando che il luogo in cui si andrà avrà sedie abbastanza robuste o larghe per il nostro corpo, significa sentirsi gli sguardi di tutti puntati contro e se si ha la sfortuna, come me, di essere obesi con un corpo non proprio proporzionato, gli sguardi immancabilmente cadranno proprio sulla pancia o sulla schiena, dove sembra che il grasso non debba mai depositarsi, come se si potesse scegliere. Del tipo:non solo è grassa, ma guarda che pancia! *Continuo nei commenti

A post shared by Serenella Del Barba (@stranelly) on

C’è una cosa che voglio dire da tempo. Spero che venga capita e non fraintesa, è importante.
ieri era l’ #obesitywoorldday e io non riuscivo a dormire. ho scritto un post su Instagram e mi sono sfogata un po’.
Sono una donna obesa di 27 anni, lo sono da almeno 20 anni.
Non ho mai vissuto un giorno da normo peso e non riesco neanche a immaginare come possa essere svegliarsi la mattina,uscire di casa e non sentirsi gli occhi puntati contro per le forme che il proprio corpo ha preso negli anni.
Non voglio parlare di quanto sia difficile per me uscire da questa condizione ma voglio parlare del fatto che questa condizione è difficile perchè la gente,la società è grasso fobica.
L’ho detto. GRASSO FOBICA.
L’ho capito quando la Princess mi ha detto che non voleva diventare grassa da grande perchè le persone grasse sono brutte.
Pochi giorni fa scrivevo in un post sul blog come fosse importante avere dei modelli inclusivi per i bambini, mi sono concentrata molto su questo aspetto ultimamente per riuscire a far percepire la bellezza di ogni persona che ci circonda,non uno stereotipo solo ma tantissimi,diversi come ogni persona. Non so ancora se il mio è un fallimento o se è un percorso talmente lungo che sono solo all’inizio. Vedrò.
in ogni caso questa cosa ha generato in me una spiacevole sensazione, non tanto perchè il grasso fosse riferito a me ma perchè lei ha 4 anni e l’idea che questa convinzione la accompagni per il resto della vita mi spaventa. Alla fine è quello che hanno insegnato a noi, il grasso non va bene. Questa è una di quelle certezze con cui cresciamo. Ce lo insegnano a scuola, alla televisione,nelle pubblicità e nella vita di tutti i giorni.
Ecco io una cosa la voglio dire, il vero problema è questo. Avere un corpo grasso non deve essere una condizione che rende la mia vita piena di insicurezze,non ha alcun senso. il mio corpo è un corpo,e basta e ha lo stesso valore di tutti gli altri corpi, la mia personalità, i miei valori e i miei principi,le mie doti e i miei difetti mi definiscono come persona,non il mio corpo.
Vivere da grassi fa schifo per tutti i motivi che già potete immaginare,ma la parte davvero difficile è vivere da grassi in un mondo che odia i grassi. Purtroppo la lista dei corpi che la società odia è lunghissima e due modelle curvy, una nera, un disabile in una pubblicità non sono per me un piccolo passo verso niente. Sono una presa in giro.
Il problema vero è da risolvere alla base,non a piccoli passi ma con grandi mazzate, non ci vogliono più stereotipi o forse ce ne vogliono tantissimi,milioni perchè nessuno potrà mai rientrare in uno solo o in nessuno. Non siamo assolutamente tutti uguali,siamo tutti diversissimi ma non siamo migliori o peggiori di altri per il nostro corpo. Lo siamo per le nostre azioni.

La maggior parte delle persone mette tutto questo discorso su un piano salutare,se sei grasso ti ammali più facilmente, io penso a sto punto della mia vita che se mai mi ammalerò sarà sicuramente di un problema psicologico dovuto alla vita che faccio ogni giorno della mia vita nel mio corpo grasso in questa parte del mondo, in questo momento storico.
La mia salute non può essere un argomento di dialogo tra sconosciuti e quasi quasi neanche tra chi mi conosce meglio, la mia saluta interessa me e io sono in salute, non ho problemi respiratori,non ho il diabete,non ho problemi di ipertensione nè di apnee notturne o di dolori articolari. Queste condizioni si posso presentare a chiunque di noi nel corso della vita,passare la mia vita a preoccuparmi di quello che poteva succedermi non mi ha nè aiutato a risolvere la cosa nè a vivere meglio. Col mio corpo non penso di essere meno sana del 90%delle persone che conosco però penso di aver ascoltato più di chiunque altro i consigli medici per dimagrire. Che poi ,onestamente, quanti possono essere realmente interessati alla mia salute se io fossi magra? Nessuno. E di quelli che si interessano ora quanti lo fanno perchè realmente preoccupati per me e non perchè troppo infastiditi dal grasso o incapaci di comprendere perchè io non riesca ad essere in forma come loro? Troppi.

Le due gravidanze poi sono state il massimo. Ad ogni visita mi sono sentita trattare come un mostro e ad ogni esame del sangue regolare, ad ogni problema previsto che non si verificava lo stupore era talmente tanto da farmi sentire una miracolata e invece no, tutto normale come giusto che sia perchè sono una donna di 27 anni sana con un corpo grasso. Esiste anche questo. So che per molti è impossibile da credere e invece no,eccomi!

E che passione poteva mai avere una donna grassa se non quella per la cucina? Non potevo appassionarmi all’antiquariato o ai balli latino americani? Quante battute dovrò ancora sentire nella mia vita? Quante facce compiaciute dovrò vedere quando osservandomi sentirete dire che sono una cuoca? Con quei mezzi sorrisini scemi.

Essere obesi non significa essere deboli o lazzaroni o senza forza di volontà. La forza c’è l’ho, eccome se ne ho. Ne ho da vendere,in sacchettini decorati a mano,vasetti,bottiglie perchè se non ne avessi non avrei potuto resistere tutti questi 27 anni senza impazzire. Non sono debole ne senza coraggio perchè sto scrivendo queste cose, cos’ fastidiose per qualcuno da leggere. Sono io, a prescindere dal mio corpo,dal mio aspetto,dal mio look,dai miei capelli,dai miei occhi,dalla mia pancia o dalle mie chiappe.
Il mio corpo non mi definisce e ci ho impiegato proprio tanto a capirlo e con tutta la fatica che ho fatto adesso tocca a voi non definirmi per il mio corpo.
Oltretutto ho anche la sfiga di essere grassa nel peggiore dei modi per cui io possa esserlo. Con la pancia,la schiena con i rotoli e le chiappe piatte. Non potevo almeno avere la ciccia al posto giusto? No perchè non esiste un cazzo di posto giusto,non esiste un modello giusto da seguire,non esiste un corpo più giusto di un altro. Esistono persone che hanno un corpo, esistono corpi che appartengono alle persone. Esisto io nel mio corpo.

dal mio cuore, Senza categoria

“representation matters” Il potere di una barbie nera

Representation matters è uno slogan che ho letto tantissime volte negli ultimi 4 anni. l’ho letto nelle pagine social di attiviste nere americane, nei blog di genitori di figli misti, nelle pubblicità di bambole tipo la Barbie, l’ho letto nei commenti delle ragazze afro italiane che mi hanno aiutato a capire i disagi che una donna bianca in italia non può immaginare.

Representation matters, la rappresentazione di sè è importante. E coì ho pensato di rifletterci su, ho cercato di capire che forse una barbie con i capelli come quelli della Princess e la pelle come quella della Miranda era uno strumento più utile di quello che si immagina. Ho immaginato la piccola Nelly con una Barbie curvy, anzi no, ciccia. L’ho immaginata metterle vestiti bellissimi, non strettissimi o per forza da uomo perchè le taglie grandi di solito sono per loro. Ho pensato all’importanza di certi messaggi, anche quando si hanno 4 anni, quando il mondo ci sembra un mega parco giochi e tua mamma è la persona migliore dell’universo. Ho ascoltato racconti di altre donne, di orgini africane o miste che parlavano di quanto sia stato difficile per loro potersi sentire belle quando non rientravano in nessuno dei canoni di bellezza che ci sono stati proposti negli anni. Ho lavorato molto su di me, sulla consapevolezza di me,sull’accettazione di me e ho pensato che tutto sto sforzo immane non voglio che debbano farlo anche le mie figlie. Crescere con una mentalità chiusa è facile,ti poni poche domande e vai avanti così per la tua via per tutta la vita, ma se poi ti rendi conto ad un certo punto che le cose possono essere viste sotto tanti punti di vista diventa faticoso accettarli tutti. E io non voglio che le mie figlie debbano lottare con questa chiusura, sono bambine intelligenti e sveglie, sogno per loro la leggerezza di una mente aperta,elastica. Che veda il bello di tutto. Il bello di essere neri in un paese di bianchi,la libertà di essere come si è in ogni posto. Vorrei tanto che non dovessero mai conoscere il disagio di non sentirsi abbastanza per una propria caratteristica fisica,per una propria scelta di vita,per il proprio credo o per le proprie origini.

Le pubblicità stanno cambiando, i cartoni animati sono diversi. Ora si trovano facilmente libri che parlano delle diversità di ogni essere umano, ci sono cartoni in cui i protagonisti hanno una disabilità, cartoni dove le prinicipesse sono nere e sognao di avviare una loro attività e non più di vivere in un castello, tipo Tiana, che è la principessa preferita della Princess, perchè cucina,come la mamma,è nera come lei e sposa un uomo bello come Empi.

La principessa Tiana,idola delle mie bambine

Il primo elemento su cui ho dovuto lavorare molto con la Princess è stata l’accettazione dei suoi capelli. Sono neri. Super ricci, in gergo tecnico il suo è un riccio 4c e anche un po’ 4a e 4 b. Crescono all’insù, la forza di gravità non può nulla sui suoi capelli e lei sogna lunghe treccie bionde come Elsa di Frozen e allora si accontenta delle treccine una o due volte l’anno quando andiamo dalla zia,sorella di Empi, a Roma. Princess è nata con tantissimi capelli morbidi,lisci e neri che poi nel tempo si sono rivelati dei bellissimi ricciolini afro. la cura di un capello afro non è stata per niente semplice per una come me che mi faccio fare la tinta ogni volta che la mia amica parrucchiera me lo ricorda, che li lascio asciugare al sole, che uso il balsamo solo se mia mamma si ricorda di comprarlo. Il primo anno è stata una lotta. Mamma Nelly vs capelli di Princess, non vincevo mai. Pensavo di aver svoltato con l’uso dell’olio di cocco e invece i capelli della Princess restavano unti le prime 12 ore e secchi per tutto il resto del tempo. Senza considerare i nodi che partivano piccolissimi e in pochi giorni diventavano dei veri dread. Ho usato tutti i prodotti che ho trovato in commercio senza risultati convincenti, chiedevo aiuto alle donne nigeriane che conoscevo che però amavano consigliarmi o di tagliare la chioma o di passare direttamente all’artiglieria pesante con degli stiramenti chimici. Mio marito non collaborava. Il lato nigeriano considerava i capelli di Princess una cosa da nascondere sotto parrucche perciò,fino a quando non aveva l’età giusta per poterle portare andavano tenuti corti, la parte italiana della famiglia invece era completamente ignorante in merito e consigliava solo un taglio corto almeno fino all’età adulta, poi con i video di youtube ho scoperto le varie tecniche per districare i nodi ma non trovavo ancora i prodotti giusti. Ho sicuramente speso di più tra shampoo e balsamo nei primi due anni di vita della Princess che in pannolini. Alla fine ho affinato la tecnica, ho scoperto un po’ di trucchi e ho trovato online tutti i prodotti che mi servivano ed ora posso orgogliosamente dire che la routine che abbiamo inventato per la cura dei suoi capelli è un momento che la Princess ama. Le piace molto quando invento delle nuove acconciature per lei, per esempio con tre codini in fila tipo cresta dice di assomigliare a una zebra e allora ogni tanto mi chiede di farle i capelli da zebra,oppure i due codini classici con i suoi ricci si trasformano nelle orecchie di Minnie. Le piace l’idea di poter cambiare stile ogni volta senza dover tagliare o stirare neanche un capello.

I capelli sono un suo tratto distintivo, io adoro definirli “la sua corona”. Amare i propri capelli è stato l’inizio del percorso per amare se stessa. Amare i suoi capelli significa per lei amare la sua parte nigeriana. Quando a Natale ha trovato sotto l’albero una bellissima barbie nera con i ricci afro tipo i suoi, ha subito pensato che quello doveva essere un regalo mandato dalla sua nonna nigeriana, nonna Felicia. Per questo penso che le rappresentazioni contino tantissimo. Perchè ti fanno sentire inclusa. e ti aiutano ad includere nella tua visione di normalità tutti quelli che vedi rappresentati. Non solo per la percezione di se nel mondo, non solo per l’accettazione di se ma soprattutto per l’accettazione degli altri. Una persona con una disabilità non deve sentirsi inferiore ad una persona senza disabilità. Una persona nera non deve sentirsi inferiore ad una bianca, una donna non deve sentirsi inferiore ad un uomo e via dicendo. Conoscersi ed accettarsi passa anche attraverso la valorizzazione delle nostre caratteristiche fisiche.

La rappresentazione non è solo importante per le mie figlie. I libri, i giochi, i cartoni animati, possono essere il modo più veloce per scoprire nuovi mondi e per poterli considerare normali. Per questo penso che sia importante che le mie figlie possano giocare con bambole in cui si possano identificare ma anche con bambole in cui possano identificare un’amica con disabilità, un’ amico con caratteristiche fisiche diverse,per comprendere che la diversità è la normalità. Sono contenta che i nuovi cartoni animati si muovano sempre di più verso questo tipo di inclusione, se si cerca bene è facile trovare libri per bambini in cui i protagonisti hanno un solo genitore, vivono in famiglie allargate,con caratteristiche fisiche diverse o con orientamenti religiosi diversi. Mi auguro che col passare del tempo diventi sempre più normale, un abitudine. Un mezzo in più per insegnare alle mie bambine che non solo sono splendide per la loro pelle o i loro capelli,ma perché rappresentano il meglio di due paesi,di due culture.

dall'incontro

When love takes over

Nel Febbraio del 2015 la mia vita è cambiata completamente. L’esito di un esame del sangue mi diceva che da lì a pochi mesi sarei diventata mamma. Non immaginavo ancora che io e quel belloccio che frequentavo saremmo diventati famiglia.

Io ero il centro della mia vita,volevo solo divertirmi il più possibile. Viaggiavo,uscivo,spendevo. Avevo 22 anni. Lui aveva 25 anni, pensava solo al modo più veloce di fare soldi per sistemare la famiglia in Nigeria, non aveva grossi progetti,solo trovarsi un lavoro che gli permettesse di diventare ricco. Eravamo due ragazzi che volevano divertirsi un po’ prima di diventare grandi. Nessuno dei due aveva programmato tutto questo. Non era nei piani. Ma la vita ci ha insegnato più volte che non serve fare troppi piani.Anzi,la vita ci ha proprio insegnato che le cose migliori non sono pianificabili.

Lo stesso giorno in cui ho saputo di essere incinta Empi ha incontrato per la prima volta tutta la mia famiglia. Tutta. In pizzeria. Se ci ripenso mi sembra una scena da film,non un momento che ho vissuto realmente. Quel giorno, già sotto shock Empi mi ha chiesto di sposarlo.Nel bagno della pizzeria,mentre cercavamo di capire cosa ci stesse succedendo lui ha deciso di calare l’asso nella manica e darmi il colpo di grazia. Non è stata una vera proposta,non si è inginocchiato,non c’erano anelli ed io,non so come,non so perchè, ho pensato che fosse una bellissima idea. Potrei dare la colpa agli ormoni, allo stress post risultato positivo del test di gravidanza,potrei dare la colpa a tante cose o il merito a noi di averci creduto. Sembravamo due bambini che cercano di progettare tutto il loro futuro in pochi minuti. La scelta di sposarci sembrava una follia più grande della gravidanza per moltissime persone,la realtà era diversa,non eravamo due bambini scemi,sapevamo perfettamente che ci sarebbero voluti dei documenti per Empi per poter lavorare,sapevo che per lui il matrimonio era una questione di principio,non un capriccio. Ero la futura mamma di suo figlio, ci amavamo,dovevamo sposarci. Il ragionamento era chiaro nella nostra mente.

Da quel giorno la Nigeria ha cominciato a far parte della mia vita molto più di quello che immaginassi. Non era più un paese lontano di cui conoscevo qualche canzone e un piatto tipico. Era un modo di esprimersi diverso,un modo diverso di pensare, un modo diverso di fare tutto. Era qualcosa con cui avrei dovuto fare i conti per il resto della mia vita. Non voglio che sembri qualcosa di negativo ma sposare Empi,uomo nigeriano, è stata la cosa più difficile che abbia mai fatto.

In realtà non so come abbiamo fatto a superare il primo anno. Alla fine io ero ancora la solita Nelly che metteva se stessa al centro. Ero immatura,assolutamente non pronta nè per il matrimonio nè per l’arrivo di una figlia e lui era convinto che imporsi era il modo migliore di dimostrarsi “l’uomo di casa”. Il primo anno posso paragonarlo alla fase che passano i bambini intorno ai due anni,quando impongono loro stessi,quando portano i genitori allo stremo per capire quale sia il limite da non varcare. Frasi o anche solo parole che utilizzavo nella mia quotidianità diventavano delle bombe. Dire a Empi che era un lazzarone,ridendo, stava per far saltare il mio matrimonio. Sentire il suo telefono squillare a qualsiasi ora del giorno e della notte mi aveva convinto che lui avesse 450 amanti, invece era solo il suo modo di tenersi in contatto con la famiglia. Il suo silenzio durante i pasti mi faceva incazzare e a lui faceva incazzare che io usassi l’acqua calda per lavare i piatti. Un sacco di sciocchezze che diventavano il pretesto per imporci,l’uno sull’altro. Per dire,io ho fatto sempre così ed è giusto così! Neanche il nostro senso dell’umorismo era sintonizzato. Lui rideva e io piangevo, io ridevo e lui usciva di casa infuriato e borbottando. Decostruire,demolire i nostri preconcetti è stata durissima all’inizio, non è una cosa per tutti. Vuol dire mettersi sempre nei panni dell’altro e accettare il fallimento,anche quando si agisce in buona fede. Vuol dire ripensare a noi stessi come individui e non come il centro del mondo. Vuol dire mettere in dubbio tutte le nostre certezze e fidarsi dell’altro. Fidarmi di Empi non è stato facile, penso sia anche dovuto a quel razzismo di fondo che me lo faceva vedere come l’uomo africano che non conosceva nulla. Non è qualcosa di cui mi vanto ovviamente ma sono fiera di me stessa per essere riuscita ad abbandonare questa mentalità per conoscere un sacco di cose nuove, interessanti che mi hanno reso,indubbiamente,una persona più ricca. I preconcetti o i pregiudizi che Empi aveva su di me in quanto donna bianca erano tantissimi. Non è stato facile neanche per lui, è un lavoro quotidiano di demolizione e ricostruzione. Però una volta capita questa cosa il rapporto con il resto del mondo cambia. E diventa più semplice vedere negli altri dei potenziali fratelli, sorelle, persone da cui imparare un sacco di cose.

Il 20 ottobre di quell’anno ho capito tanto di noi. Ho capito che ce l’avremmo fatta perchè eravamo disposti a farlo senza riserve. Avevo sposato tutto di lui, quel gigantesco bagaglio culturale che si portava sulle spalle era anche il mio bagaglio. Da quel giorno,mentre la Princess si preparava a venire al mondo ho capito che ne valeva la pena. Ne valeva la pena di tutto quel dolore. Proprio come nel parto. Le nostre difficoltà erano il nostro travaglio,dovevamo farcelo tutto per poter nascere come famiglia.

I commenti che più mi infastidiscono e che sento più spesso sono: “ti sei sottomessa a lui, guarda che lui è in Italia,mica giù per l’Africa! devi comandare te,mica lui. Ma adesso sei diventata nigeriana? ecc ecc” come se fossi cambiata per piacere a lui. Come se lui non si fosse dovuto adattare ad un sacco di cose nuove. La Nigeria di Empi e l’Italia della sottoscritta sono due mondi davvero molto lontani. Il compromesso è l’unica soluzione per sopravvivere e non per forza deve essere qualcosa di doloroso o pesante da sopportare. Il compromesso è anche un modo per conoscere cose,persone o fare esperienze che mai avremmo immaginato di fare prima,è uno sforzo che ci permette di aprire la nostra mente. Il compromesso ci ha salvato, anche quando non lo volevamo e quando l’amore non era sufficiente.

Io ed Empi sul tetto del Duomo di Milano il giorno dopo il nostro matrimonio.