dal mio cuore

Tutto misto nella mia famiglia mista

Quando ho conosciuto Empi l’unico modo che avevamo per comunicare era l’inglese con l’aiuto, a volte controproducente, del traduttore di Google. Lui era in Italia da pochi giorni ed io non ero una cima con le lingue straniere, quello che sapevo lo avevo immagazzinato inconsapevolmente negli anni delle scuole e i viaggi all’estero mi avevano convinta di essere abbastanza esperta visto che fino ad allora ero sopravvissuta ovunque. Col passare del tempo il mio inglese è migliorato mentre l’italiano di Empi era sempre fermo alle frasi che aveva imparato ad un corso di italiano che aveva frequentato. Nonostante tutti volessero che io parlassi italiano con lui, per aiutarlo ad imparare, siamo andati avanti parlando in inglese e così la mia convinzione di conoscere bene l’inglese è cresciuta nel tempo come la nostra relazione.

In realtà parliamo una lingua inventata da noi, un mix di inglese british, broken english, italiano,dialetto talamonese e Bini, lingua locale della città di Benin cirty.

Alcune espressioni hanno una potenza diversa se dette in dialetto rispetto all’italiano o all’inglese e viceversa e così siamo andati avanti per mesi, fino a quando non è nata la Princess. Ho letto parecchio sull’argomento, gli “studiosi” consigliano di parlare con il proprio figlio la propria lingua, io in italiano e Empi in inglese, ma noi,che siamo fatti così, non abbiamo seguito nessun consiglio e abbiamo un po’ improvvisato. Adesso a distanza di 5 anni dalla sua nascita usiamo ancora la nostra lingua mista per parlare, io sgrido le bambine in broken english perchè è molto più autoritario il suono di certe frasi, il borken english lo usiamo quando siamo particolarmente incazzati, quando qualcuno mi taglia la strada io gli auguro che una divinità della cultura Youruba lo punisca,detto in British o in Italiano non ha lo stesso effetto. Idem per Empi che quando si sforza di essere un pochino romantico mi dice frasi assurde in Italiano. Questo mix ha per permesso alle mie figlie di imparare tutte le lingue parlate, se chiedete alla Princess la stessa cosa in dialetto talamonese,inglese,broken o italiano lei capisce perfettamente,questo già da prima che cominciasse a parlare. Ora a 4 anni inizia a parlare in inglese senza problemi, riesce ad avere un dialogo con tutta la famiglia di Empi. Sta imparando a leggere e a riconoscere i suoni delle lettere in inglese. La Miranda ripete perfettamente qualsiasi cosa le si dica, nonostante abbia iniziato molto tardi a parlare riesce a rispondere alle domande che le vengono fatte in inglese dalle zie o dalla nonna in Nigeria, in modo molto naturale.

La Princess si è rifiutata di parlare in inglese fino a poco tempo fa, mentre la Miranda si diverte e lo parla spesso, resta però per entrambe una lingua riservata al dialogo con il papà o con la famiglia del papà. Hanno fatto entrambe questa distinzione e va bene così. A volte capita che mi chiedano qualcosa in italiano e io spontaneamente rispondo in inglese e così il nostro dialogo si svolge in due lingue o viceversa con Empi che risponde in italiano ad una domanda in inglese.

In queste settimane a casa la Princess ha manifestato il desiderio di imparare a scrivere e a leggere da sola. Le ho insegnato l’alfabeto in italiano e poi quello inglese, pensando che si sarebbe servita di uno per imparare l’altro. Invece no, per entrambi ha usato una tecnica diversa e il fatto per esempio che la I italiana si pronunci esattamente come la E inglese non l’ha mandata in confusione, ha capito la differenza senza neanche farsi troppe domande mente io, dovevo cantare la canzoncina delle elementari per ricordarmi le lettere. Come sempre sanno stupirmi, ma so che sarà molto utile per il loro futuro conosc,ere e parlare più lingue, a prescindere dell’uso che ne faranno, saranno sempre un passo più avanti di chi parla solo una lingua.

Siamo una famiglia mista o mixed, siamo un mix di culture,esperienze, ingredienti e sì, anche di lingue.

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“representation matters” Il potere di una barbie nera

Representation matters è uno slogan che ho letto tantissime volte negli ultimi 4 anni. l’ho letto nelle pagine social di attiviste nere americane, nei blog di genitori di figli misti, nelle pubblicità di bambole tipo la Barbie, l’ho letto nei commenti delle ragazze afro italiane che mi hanno aiutato a capire i disagi che una donna bianca in italia non può immaginare.

Representation matters, la rappresentazione di sè è importante. E coì ho pensato di rifletterci su, ho cercato di capire che forse una barbie con i capelli come quelli della Princess e la pelle come quella della Miranda era uno strumento più utile di quello che si immagina. Ho immaginato la piccola Nelly con una Barbie curvy, anzi no, ciccia. L’ho immaginata metterle vestiti bellissimi, non strettissimi o per forza da uomo perchè le taglie grandi di solito sono per loro. Ho pensato all’importanza di certi messaggi, anche quando si hanno 4 anni, quando il mondo ci sembra un mega parco giochi e tua mamma è la persona migliore dell’universo. Ho ascoltato racconti di altre donne, di orgini africane o miste che parlavano di quanto sia stato difficile per loro potersi sentire belle quando non rientravano in nessuno dei canoni di bellezza che ci sono stati proposti negli anni. Ho lavorato molto su di me, sulla consapevolezza di me,sull’accettazione di me e ho pensato che tutto sto sforzo immane non voglio che debbano farlo anche le mie figlie. Crescere con una mentalità chiusa è facile,ti poni poche domande e vai avanti così per la tua via per tutta la vita, ma se poi ti rendi conto ad un certo punto che le cose possono essere viste sotto tanti punti di vista diventa faticoso accettarli tutti. E io non voglio che le mie figlie debbano lottare con questa chiusura, sono bambine intelligenti e sveglie, sogno per loro la leggerezza di una mente aperta,elastica. Che veda il bello di tutto. Il bello di essere neri in un paese di bianchi,la libertà di essere come si è in ogni posto. Vorrei tanto che non dovessero mai conoscere il disagio di non sentirsi abbastanza per una propria caratteristica fisica,per una propria scelta di vita,per il proprio credo o per le proprie origini.

Le pubblicità stanno cambiando, i cartoni animati sono diversi. Ora si trovano facilmente libri che parlano delle diversità di ogni essere umano, ci sono cartoni in cui i protagonisti hanno una disabilità, cartoni dove le prinicipesse sono nere e sognao di avviare una loro attività e non più di vivere in un castello, tipo Tiana, che è la principessa preferita della Princess, perchè cucina,come la mamma,è nera come lei e sposa un uomo bello come Empi.

La principessa Tiana,idola delle mie bambine

Il primo elemento su cui ho dovuto lavorare molto con la Princess è stata l’accettazione dei suoi capelli. Sono neri. Super ricci, in gergo tecnico il suo è un riccio 4c e anche un po’ 4a e 4 b. Crescono all’insù, la forza di gravità non può nulla sui suoi capelli e lei sogna lunghe treccie bionde come Elsa di Frozen e allora si accontenta delle treccine una o due volte l’anno quando andiamo dalla zia,sorella di Empi, a Roma. Princess è nata con tantissimi capelli morbidi,lisci e neri che poi nel tempo si sono rivelati dei bellissimi ricciolini afro. la cura di un capello afro non è stata per niente semplice per una come me che mi faccio fare la tinta ogni volta che la mia amica parrucchiera me lo ricorda, che li lascio asciugare al sole, che uso il balsamo solo se mia mamma si ricorda di comprarlo. Il primo anno è stata una lotta. Mamma Nelly vs capelli di Princess, non vincevo mai. Pensavo di aver svoltato con l’uso dell’olio di cocco e invece i capelli della Princess restavano unti le prime 12 ore e secchi per tutto il resto del tempo. Senza considerare i nodi che partivano piccolissimi e in pochi giorni diventavano dei veri dread. Ho usato tutti i prodotti che ho trovato in commercio senza risultati convincenti, chiedevo aiuto alle donne nigeriane che conoscevo che però amavano consigliarmi o di tagliare la chioma o di passare direttamente all’artiglieria pesante con degli stiramenti chimici. Mio marito non collaborava. Il lato nigeriano considerava i capelli di Princess una cosa da nascondere sotto parrucche perciò,fino a quando non aveva l’età giusta per poterle portare andavano tenuti corti, la parte italiana della famiglia invece era completamente ignorante in merito e consigliava solo un taglio corto almeno fino all’età adulta, poi con i video di youtube ho scoperto le varie tecniche per districare i nodi ma non trovavo ancora i prodotti giusti. Ho sicuramente speso di più tra shampoo e balsamo nei primi due anni di vita della Princess che in pannolini. Alla fine ho affinato la tecnica, ho scoperto un po’ di trucchi e ho trovato online tutti i prodotti che mi servivano ed ora posso orgogliosamente dire che la routine che abbiamo inventato per la cura dei suoi capelli è un momento che la Princess ama. Le piace molto quando invento delle nuove acconciature per lei, per esempio con tre codini in fila tipo cresta dice di assomigliare a una zebra e allora ogni tanto mi chiede di farle i capelli da zebra,oppure i due codini classici con i suoi ricci si trasformano nelle orecchie di Minnie. Le piace l’idea di poter cambiare stile ogni volta senza dover tagliare o stirare neanche un capello.

I capelli sono un suo tratto distintivo, io adoro definirli “la sua corona”. Amare i propri capelli è stato l’inizio del percorso per amare se stessa. Amare i suoi capelli significa per lei amare la sua parte nigeriana. Quando a Natale ha trovato sotto l’albero una bellissima barbie nera con i ricci afro tipo i suoi, ha subito pensato che quello doveva essere un regalo mandato dalla sua nonna nigeriana, nonna Felicia. Per questo penso che le rappresentazioni contino tantissimo. Perchè ti fanno sentire inclusa. e ti aiutano ad includere nella tua visione di normalità tutti quelli che vedi rappresentati. Non solo per la percezione di se nel mondo, non solo per l’accettazione di se ma soprattutto per l’accettazione degli altri. Una persona con una disabilità non deve sentirsi inferiore ad una persona senza disabilità. Una persona nera non deve sentirsi inferiore ad una bianca, una donna non deve sentirsi inferiore ad un uomo e via dicendo. Conoscersi ed accettarsi passa anche attraverso la valorizzazione delle nostre caratteristiche fisiche.

La rappresentazione non è solo importante per le mie figlie. I libri, i giochi, i cartoni animati, possono essere il modo più veloce per scoprire nuovi mondi e per poterli considerare normali. Per questo penso che sia importante che le mie figlie possano giocare con bambole in cui si possano identificare ma anche con bambole in cui possano identificare un’amica con disabilità, un’ amico con caratteristiche fisiche diverse,per comprendere che la diversità è la normalità. Sono contenta che i nuovi cartoni animati si muovano sempre di più verso questo tipo di inclusione, se si cerca bene è facile trovare libri per bambini in cui i protagonisti hanno un solo genitore, vivono in famiglie allargate,con caratteristiche fisiche diverse o con orientamenti religiosi diversi. Mi auguro che col passare del tempo diventi sempre più normale, un abitudine. Un mezzo in più per insegnare alle mie bambine che non solo sono splendide per la loro pelle o i loro capelli,ma perché rappresentano il meglio di due paesi,di due culture.

dal mio cuore

Sorellanza

C’è qualcosa di magnifico nella sorellanza. Io ho 3 fratelli più grandi e ho vissuto sempre il nostro rapporto come se fossero i sostituti dei miei genitori, crescendo poi i rapporti si sono modificati e ognuno di loro ha un ruolo diverso nella mia vita adesso. Quello che c’è tra la Princess e la Miranda però non l’ho mai vissuto,le osservo e mi chiedo se quel legame tra di loro sia davvero quello che vivono tutte le sorelle o se sia fortuna,il caso,il destino. Sono molto piccole ancora ed è difficile immaginare come saranno tra un anno e impossibile prevedere come andranno le cose in futuro.

Sono una la migliore amica dell’altra. La Princess è chiusa,riflessiva e a volte la timidezza la frena così, in quei momenti,arriva la Miranda che, sprezzante di tutto la trascina e giocare con bambini sconosciuti diventa la cosa più naturale del mondo, anche quando non te lo saresti mai aspettato. Un secondo prima la Princess è sulla sedia mentre sogna di poter sparire,di mimetizzarsi con l’arredamento e un secondo dopo, mano nella mano con la Miranda stanno ballando insieme ad altr 5-6-7 bambini che non hanno mai visto prima. La Miranda, deicsa e sicura in tutto quello che fa cede solo quando è la Princess che le parla e così io riesco a pettinarla solo dopo aver chiesto la mediazione della sorella, riesco a farle lavare i denti solo perchè sentirsi dire “lo facciamo insieme mimmi'”è più efficacie di ogni tentativo della sottoscritta e allora le nostre giornate funzionano così. Tra una spinta di incoraggiamento e un invito si superano gli ostacoli che da sole sembrerebbero insormontabili. Litigano,spessissimo,ma fanno pace e io urlo,urlo e urlo. <<Princess smettila che poi piange,Miranda lascia in pace tua sorella,lei ha ragione,no tu hai ragione,adesso lei ha sbagliato>>. E sempre più spesso mi sento incapace perchè non mi ascoltano,in realtà nel loro rapporto non c’entro nulla. Non c’è bisogno del mio intervento.

Alla fine della giornata si addormentano vicine. La fase dell’addormentamento Inizia sempre con me in mezzo a loro due ai lati,nel lettone, e poi finisce che una mi scavalca e loro insieme finiscono in mezzo ed io in su un lato, spappolata e scomodissima e più passano le ore e più si abbracciano,si attorcigliano, una mette la mano in faccia all’altra che nel frattempo ha messo la sua gamba sul fianco della sorella,come due lottatrici,non si allontanano mai e delle volte capita che, una delle due si svegli e cerchi la sorella muovendo le mani e riempiendomi di sberle.

Non so cosa ci riserva il futuro ma sono tranquilla, la Miranda crescerà e sarà forte e sicura grazie agli insegnamenti della Princess e la Princess sarà più tranquilla se ci sarà sempre la Mimmi a tenerle la mano. Scrivo questo post,articolo,riflessione,chiamatelo come volete, perchè vorrei tornare tra qualche anno a leggere queste parole pensando ai progressi che avranno fatto insieme, continuerò a chiedermi quale sia la giusta definizione che descrive il loro rapporto e nel frattempo sarò sempre la mamma fiera che sono adesso, mentre scrivo con i capelli di una che mi fanno solletico sul collo e i piedini gelidi ,dell’ altra, puntati nella schiena,attendendo di essere scavalcata e di tornare a dormire in quell’angolino che ha ormai preso la mia forma. In disparte ma sempre con loro.

In disparte perchè contrariamente a quello che pensavo prima di diventare mamma,non tutto quello che fanno i fgili è merito o colpa dei genitori. Ci si è abituati all’idea che i figli siano delle mini verisoni di noi adulti genitori e,per quanto io mi sforzi nel trovare le cose che mi accomunano a loro, sono in realtà delle persone diverse,uniche e che potrebbero non avere niente a che fare con noi. E ci ho messo un po’ a capirlo, e mi disperavo perchè la Princess non faceva mai quello che mi aspettavo da lei, non era mai felice quando avrei voluto che lo fosse,non collaborava quando era il momento di farlo. E io passavo le notti a pensare a quale fossero i miei errori. Poi la Miranda mi ha fatto tornare con i piedi per terra, la Princess faceva quello che voleva esattamente perchè era una persona diversa da me,non un mini robot da programmare. E quando sento commenti di altre persone,soprattutto non genitori, mi viene da ridere. L’educazione di un figlio passa dai genitori e dagli adulti con cui ha a che fare nella sua crescita,ma le sue reazioni,le sue scelte,le sue caratteristiche sono sue e nessuno dovrebbe tentare di cambiarle.

Perciò quando vedo che la Princess non ha voglia di salutare le persone mi rifiuto di pensare che sia maleducata, è semplicemente una bambina che in quel momento non ha voglia di dover lottare contro la sua timidezza,e va bene così. Idem con la Miranda. Perciò dico che vivo un po’ in disparte,non sono la regista delle loro vite,sono il confine entro il quale possono stare, il limite che non devono superare . Per questo auguro alle mie piccole di non dover mai sentire la necessità di modificarsi o di annullarsi per gli altri, mi auguro che possano sempre accettarsi e che sentano il bisogno di migliorarsi ma senza mai sotterrare loro stesse sotto kg e kg di aspettative altrui. Nemmeno le mie.

dal mio cuore

una mamma color prosciutto

asilo di Talamona, ore 9 e 25

Princess si avvicina alla sua aula con passo deciso. Nota che la maggior parte dei suoi compagni ha appeso,vicino alla giacca,un ombrellino. Si volta,mi guarda ed esclama con la sua vocina: <<Maaaaammmmaaaaaaaaa, oggi mi sa che le maestre ci portano fuori, ho bisogno l’ombrello…NON VORREI MAI CHE MI SI ROVINASSERO LE SCARPE.>>
Io già sopresa dalla richiesta e dal suo pensiero verso le scarpe le rispondo che le porterò l’ombrello e,con un po’ di ironia aggiungo: <<sei proprio come tuo papà!>>
lei,mentre cerca di abbottonarsi il grembiulino giallo risponde: << vorrai dire BELLA COME IL MIO PAPà! Non vedi che siamo anche dello stesso colore? Lui è più scuro ma è bello come me. Mamma, ti piacerebbe essere bella come me? Perchè sei bellissima anche tu, anche se hai il colore del prosciutto>>

Non ho avuto il tempo di capire cosa stesse succedendo. Quella bambina timidina che conoscevo io dove era finita? Non ricordo di essermi mai sentita bella da piccola e inconsapevolmente pensavo che avrei dovuto fare qualcosa per proteggere mia figlia da quella sensazione di inadeguatezza che mi accompagna da 27 anni. Come se fosse normale sentirsi così e invece non ho capito niente. E lei ha capito tutto.

Ho sempre giudicato le persone sicure di se come arroganti,sfacciate. Una persona umile non può essere così sicura del suo valore. Poi ho incontrato Empi e il mio giudizio si è trasformato in invidia pura. Poi l’invidia si è trasformata in ammirazione e voglia di sentirmi come lui. Che anche in pigiama si sente bello,a posto con se stesso mentre io neanche con i miei abiti migliori,truccata e con i capelli in ordine mi sento a mio agio. Perchè, dopo 27 anni di inadeguatezza io il mio corpo comincio ad accettarlo. E un po’ lo posso anche apprezzare,anche se con troppa ciccia, il mio corpo ha superato due gravidanze e un sacco di km. Ha sopportato il giudizio, il mio e quello degli altri. E quando le cose erano proprio difficili mi chiedevo come potesse, un uomo come Empi,alto,forte,slanciato, per me bellissimo, apprezzare o essere attratto da me. Invece non mi ha mai fatto sentire un mostro come mi sono sentita per tanti anni. Mai. E mi ha insegnato tanto, come ad esempio che non esiste un solo canone di bellezza. Perchè quello che lui ama è esattamente quello che per un tipico uomo italiano non è assolutamente apprezzabile. Come quando alle mie amiche diceva che stavano bene con qualche kg in più, per fargli un complimento e loro si offendevano.

Tutto questo per dire che sono così felice che mia figlia si senta bella come il suo papà,che non voglia essere diversa da quello che è. Certo ha 4 anni, è ancora all’inizio della sua vita ma come si usa dire,chi ben comincia è già a metà dell’opera.

Ci sono molte persone che pensano che preoccuparsi di questi aspetti sia esagerato. C’è sempre questa sensazione che chiunque si lamenti di una discriminazione voglia fare la vittima. Invece parlarne è il modo migliore di conoscere qualcosa e scoprire che anche dietro alla buona fede delle nostre intenzioni ci può essere qualcosa da correggere. C’è un argomento che è quasi un tormento e di cui si parla spesso ma ne se ne parla male. Il razzismo è qualcosa con cui purtroppo le mie figlie dovranno avere a che fare. Ne sono consapevole dal primo istante dopo il primo test di gravidanza. Leggere ed ascoltare e conoscere esperienze di altre ragazze miste, soprattutto sui social,mi ha aperto un mondo e mi ha dato la possibilità di conoscere meglio “il nemico”.

Un aspetto di cui si parla spesso è la rappresentazione. Per delle bambine,com la Princess o la Miranda,sentirsi rappresentate è importantissimo,potersi identificare in un personaggio dei catoni animati,in un super eroe o anche in un adulto che ammirano è qualcosa che le aiuta ad avere la consapevolezza del loro valore. E allora è sufficiente pensare a me alla loro età, e se a me,23 anni fa avessero parlato della mia ciccia per quello che eè,solo ciccia,solo una caratteristica di un corpo che fa il suo lavoro egregiamente o se io a 14-15-16 anni avessi avuto la possibilità di ascoltare le canzoni di Lizzo, di ascoltare le parole di alcune attiviste della body positivity, se avessi visto più modelle curvy in televisione forse,e dico forse, potrei avere un rapporto migliore con il mio corpo, con me stessa.Però poi la mia lotta non è uguale alla sua,alla loro. Loro saranno bambine nere per tutta la vita, e saranno donne per tutta la vita e se a 4 anni riesce a tirare fuori tutta la Nigeria che c’è in lei e mi stende con le sue parole,forse,anche se siamo solo all’inizio, oosso permettermi di pensare di aver fatto un buon lavoro. E se,come nella maggior parte dei casi, non è merito mio ma della splendida bambina che è, vorrà dire che sarà più semplice di quello che pensavo.

Per questo vorrei ricordare ad una cara amica incinta,preoccupata del suo futuro nel suo ruolo di mamma,di non preoccuparsi troppo e di prepararsi ad imparare ogni giorno cose nuove. Tipo,chi l’avrebbe mai detto che per mia figlia io sarei stata bellissima nel mio color prosciutto??

dal mio cuore

dal mio cuore

4 anni fa è nata mia figlia Princess, un anno e mezzo dopo è arrivata anche la Miranda. Quando penso alla mia vita prima di loro mi vedo come una pallina impazzita in un flipper. Sbattevo a destra e a sinistra senza controllo manovrata dai pulsanti che premeva qualcun’altro. La gravidanza è arrivata in modo inaspettato, anche se nel 2019 non esistono gravidanze inaspettate la mia per me lo è stata. Mi ha travolto e stravolto. L’idea era quella che non avrei mai più avuto una vita, niente più libertà, niente viaggi,cene,bevute. Tutte cose che, a 23 anni suonati, mi sembravano fondamentali. Per questo penso sempre alla mia maternità come ad una benedizione. Come ad una grande lezione.

Citando il pastore pentecostale della chiesa che frequento con la mia famiglia mi verrebbe da dire: the best things doesn’t always come in a beautiful packages che tradotto letteralmente sarebbe: le cose migliori non sempre arrivano nelle confezioni migliori.

Poi la Princess è nata e con lei è nato un gigantesco senso di colpa. Mi davo la colpa di ogni capriccio,urlo o pianto. Non mi sentivo assolutamente all’altezza del ruolo di mamma. Non mi sentivo in grado di darle quello che si meritava. Il vero colpo di scena c’è stato con l’arrivo della piccola Mimmi che mi ha completamente travolto e demolito. Dalla sua nascita ho dovuto ricostruire alcune mia parti di mamma e mi sono trasformata, non mi sentivo più una mamma imbranata ma ero ufficialmente una super mamma,wonder mamma, STRA MAMMA. Mi sono sentita invincibile,potente,orgogliosa di me. Non avevo più il tempo materiale per farmi tutte quelle paranoie, l’istinto di sopravvivenza aveva presso il sopravvento.

La Princess è bellissima,alta,slanciata,riccia,ha due occhioni luminosi e la pelle del colore dei biscottini di Prosto, è un’osservatrice attenta, riflette molto ed è abbastanza timida. Lei ama tartassarmi di domande assurde poste nei momenti meno opportuni a cui io,tra l’altro, spesso non so rispondere e allora mi tocca documentarmi,leggere,chiedere per non fare brutta figura. Assomiglia molto a Empi,sia fisicamente che in molti aspetti del suo carattere ma da me ha preso una certa sensibilità e la creatività. La Miranda invece è la piccola di casa, tondetta,ricciolina,con un sorriso dolcissimo e la pelle color caramello è una vera dura,forte,indipendente,autonoma. Innamorata di sua sorella la imita in tutto. Ama gli animali di cui poi, però, ha stra paura. Alterna baci e sorrisini a sguardi intimidatori. Ci somigliamo perchè siamo socievoli e altruiste ma completamente diverse in molti altri aspetti. Lei del papà ha gli occhi che sono la sua arma per entrare nel cuore di chiunque la conosca.

Le mie figlie sono il collante della famiglia, ci hanno tenuti insieme quando io e mio marito avremmo solo voluto scappare il più lontano possibile l’uno dall’altro. Ci hanno costretto a mettere da parte il nostro ego smisurato, ci hanno aiutato a comprendere i nostri limiti, a comprendere i nostri errori e a non giudicare gli altri genitori e soprattutto i nostri. Ci hanno unito,ci hanno dato la forza di non mollare e ci hanno reso persone migliori.

Vorrei scrivere solo cose divertenti sulla mia vita da mamma e sulle mie pazze figlie ma poi ogni volta mi ritrovo con le lacrime agli occhi, commossa ed emozionata. Sono una mamma fortunata e lo penso ogni giorno quando dopo ore di urla,pianti,litigate,risate,canti,giochi insieme mi infilo nel lettone con loro e tra una pedata nella schiena, i ricci in faccia che mi fanno il solletico si addormentano e fanno dormire me cullata dal suono delle loro russate.

Sono 4 anni che siamo genitori, è un casino ma è un gran bel casino.