Nel Febbraio del 2015 la mia vita è cambiata completamente. L’esito di un esame del sangue mi diceva che da lì a pochi mesi sarei diventata mamma. Non immaginavo ancora che io e quel belloccio che frequentavo saremmo diventati famiglia.
Io ero il centro della mia vita,volevo solo divertirmi il più possibile. Viaggiavo,uscivo,spendevo. Avevo 22 anni. Lui aveva 25 anni, pensava solo al modo più veloce di fare soldi per sistemare la famiglia in Nigeria, non aveva grossi progetti,solo trovarsi un lavoro che gli permettesse di diventare ricco. Eravamo due ragazzi che volevano divertirsi un po’ prima di diventare grandi. Nessuno dei due aveva programmato tutto questo. Non era nei piani. Ma la vita ci ha insegnato più volte che non serve fare troppi piani.Anzi,la vita ci ha proprio insegnato che le cose migliori non sono pianificabili.
Lo stesso giorno in cui ho saputo di essere incinta Empi ha incontrato per la prima volta tutta la mia famiglia. Tutta. In pizzeria. Se ci ripenso mi sembra una scena da film,non un momento che ho vissuto realmente. Quel giorno, già sotto shock Empi mi ha chiesto di sposarlo.Nel bagno della pizzeria,mentre cercavamo di capire cosa ci stesse succedendo lui ha deciso di calare l’asso nella manica e darmi il colpo di grazia. Non è stata una vera proposta,non si è inginocchiato,non c’erano anelli ed io,non so come,non so perchè, ho pensato che fosse una bellissima idea. Potrei dare la colpa agli ormoni, allo stress post risultato positivo del test di gravidanza,potrei dare la colpa a tante cose o il merito a noi di averci creduto. Sembravamo due bambini che cercano di progettare tutto il loro futuro in pochi minuti. La scelta di sposarci sembrava una follia più grande della gravidanza per moltissime persone,la realtà era diversa,non eravamo due bambini scemi,sapevamo perfettamente che ci sarebbero voluti dei documenti per Empi per poter lavorare,sapevo che per lui il matrimonio era una questione di principio,non un capriccio. Ero la futura mamma di suo figlio, ci amavamo,dovevamo sposarci. Il ragionamento era chiaro nella nostra mente.
Da quel giorno la Nigeria ha cominciato a far parte della mia vita molto più di quello che immaginassi. Non era più un paese lontano di cui conoscevo qualche canzone e un piatto tipico. Era un modo di esprimersi diverso,un modo diverso di pensare, un modo diverso di fare tutto. Era qualcosa con cui avrei dovuto fare i conti per il resto della mia vita. Non voglio che sembri qualcosa di negativo ma sposare Empi,uomo nigeriano, è stata la cosa più difficile che abbia mai fatto.
In realtà non so come abbiamo fatto a superare il primo anno. Alla fine io ero ancora la solita Nelly che metteva se stessa al centro. Ero immatura,assolutamente non pronta nè per il matrimonio nè per l’arrivo di una figlia e lui era convinto che imporsi era il modo migliore di dimostrarsi “l’uomo di casa”. Il primo anno posso paragonarlo alla fase che passano i bambini intorno ai due anni,quando impongono loro stessi,quando portano i genitori allo stremo per capire quale sia il limite da non varcare. Frasi o anche solo parole che utilizzavo nella mia quotidianità diventavano delle bombe. Dire a Empi che era un lazzarone,ridendo, stava per far saltare il mio matrimonio. Sentire il suo telefono squillare a qualsiasi ora del giorno e della notte mi aveva convinto che lui avesse 450 amanti, invece era solo il suo modo di tenersi in contatto con la famiglia. Il suo silenzio durante i pasti mi faceva incazzare e a lui faceva incazzare che io usassi l’acqua calda per lavare i piatti. Un sacco di sciocchezze che diventavano il pretesto per imporci,l’uno sull’altro. Per dire,io ho fatto sempre così ed è giusto così! Neanche il nostro senso dell’umorismo era sintonizzato. Lui rideva e io piangevo, io ridevo e lui usciva di casa infuriato e borbottando. Decostruire,demolire i nostri preconcetti è stata durissima all’inizio, non è una cosa per tutti. Vuol dire mettersi sempre nei panni dell’altro e accettare il fallimento,anche quando si agisce in buona fede. Vuol dire ripensare a noi stessi come individui e non come il centro del mondo. Vuol dire mettere in dubbio tutte le nostre certezze e fidarsi dell’altro. Fidarmi di Empi non è stato facile, penso sia anche dovuto a quel razzismo di fondo che me lo faceva vedere come l’uomo africano che non conosceva nulla. Non è qualcosa di cui mi vanto ovviamente ma sono fiera di me stessa per essere riuscita ad abbandonare questa mentalità per conoscere un sacco di cose nuove, interessanti che mi hanno reso,indubbiamente,una persona più ricca. I preconcetti o i pregiudizi che Empi aveva su di me in quanto donna bianca erano tantissimi. Non è stato facile neanche per lui, è un lavoro quotidiano di demolizione e ricostruzione. Però una volta capita questa cosa il rapporto con il resto del mondo cambia. E diventa più semplice vedere negli altri dei potenziali fratelli, sorelle, persone da cui imparare un sacco di cose.
Il 20 ottobre di quell’anno ho capito tanto di noi. Ho capito che ce l’avremmo fatta perchè eravamo disposti a farlo senza riserve. Avevo sposato tutto di lui, quel gigantesco bagaglio culturale che si portava sulle spalle era anche il mio bagaglio. Da quel giorno,mentre la Princess si preparava a venire al mondo ho capito che ne valeva la pena. Ne valeva la pena di tutto quel dolore. Proprio come nel parto. Le nostre difficoltà erano il nostro travaglio,dovevamo farcelo tutto per poter nascere come famiglia.
I commenti che più mi infastidiscono e che sento più spesso sono: “ti sei sottomessa a lui, guarda che lui è in Italia,mica giù per l’Africa! devi comandare te,mica lui. Ma adesso sei diventata nigeriana? ecc ecc” come se fossi cambiata per piacere a lui. Come se lui non si fosse dovuto adattare ad un sacco di cose nuove. La Nigeria di Empi e l’Italia della sottoscritta sono due mondi davvero molto lontani. Il compromesso è l’unica soluzione per sopravvivere e non per forza deve essere qualcosa di doloroso o pesante da sopportare. Il compromesso è anche un modo per conoscere cose,persone o fare esperienze che mai avremmo immaginato di fare prima,è uno sforzo che ci permette di aprire la nostra mente. Il compromesso ci ha salvato, anche quando non lo volevamo e quando l’amore non era sufficiente.


