dalla mia cucina

il gipsy pollo

Quale modo migliore di unire due culture diversissime se non attraverso la cucina? E come sfatare il mito che i bianchi mangiano pollo insapore e i neri carne morbida come una suola di scarpa? Con questa ricetta. La lista degli ingredienti sarà lunghissima ma non fa niente perchè l’esecuzione in realtà è molto molto semplice. Non ci sono test di laboratorio per garantirne la riuscita ma solo centinaia di cene improvvisate. La parte più difficile di questa ricetta è dargli un nome. Ho scelto di parlare del mio famosissimo gipsy pollo perchè non è un semplice piatto ma è la descrizione della mia vita sotto forma di pietanza. Il gipsy pollo è nato quando,per la prima volta l’Italia e la Nigeria si sono unite nel mio forno. Se non temete i sapori forti e decisi questo è il pollo che fa per voi.

ingredienti:

un bel pollo di almeno 2,5kg
cipolla, carote, sedano, peperoni
curry
peperoncino
dado maggi (dado che si trova nei negozi africani)
pesteda (mix di sale, pepe,bacche di ginepro e vino tipico dell’alta Valtellina,insaporitore top!)
pepe nero o bianco o verde o rosa o di qualsiasi colore vogliate basta che ce ne sia
curcuma
paprika
origano
salvia
rosmarino
timo
patate
vino bianco o birra

tagliare il pollo a pezzi, unire tutte le spezie e le erbe aromatiche con il peperoncino,il dado maggi . le mie proporzioni di solito sono 1 cucchiaino pieno di curry e mezzo di tutto il resto delle spezie, un terzo di cucchiaino per le erbe,praticamente le trito e di tutte e tre ne ricavo un unico cucchiaino, sciolgo il dado in un po’ di olio d’oliva,unisco le spezie,le erbe,una bella dose di peperoncino e un pizzico di pesteda, cospargo il pollo massaggiandolo il più possibile,lo copro e lo metto a marinare. A volte lo faccio la sera per il mattino. Comunque più tempo sta e meglio è. Trito cipolle,carote e sedano e le metto nella teglia con i peperoni a pezzetti e pochissimo olio solo per non far bruciare le cipolle,aggiungo il pollo e metto in forno ad almeno 200 gradi. lascio rosolare bene, valuto la quantità di grasso rilasciata dal pollo e ne elimino un po’ se è troppa. Prendo una bella dose di vino bianco o una birra da 66cl, dipende da cosa c’è in casa, bagno il fondo della teglia senza bagnare la carne in superficie per non farla seccare troppo, aggiungo le patate a cubetti e rimetto in forno. In base alla quantità di patate aggiungo brodo o acqua e faccio finire la cottura. Si crea una crosticina saporitissima sul pollo, le patate assorbono con il vino le spezie e in pratica per il resto della vostra vita nulla avrà più sapore.

Gli ingredienti non sono tipicamente italiani o tipicamente nigeriani, l’unione delle due culture per me sta nel tipo di cottura del pollo, base di tutti gli arrosti e dalla quantità di spezie che danno sapore,tipico dei piatti nigeriani che non sono mai insipidi e tristi. Fondamentale per la riuscita è abbondare con tutto, anche con la birra da berci insieme,anche con le persone da invitare.

dal mio cuore

Sorellanza

C’è qualcosa di magnifico nella sorellanza. Io ho 3 fratelli più grandi e ho vissuto sempre il nostro rapporto come se fossero i sostituti dei miei genitori, crescendo poi i rapporti si sono modificati e ognuno di loro ha un ruolo diverso nella mia vita adesso. Quello che c’è tra la Princess e la Miranda però non l’ho mai vissuto,le osservo e mi chiedo se quel legame tra di loro sia davvero quello che vivono tutte le sorelle o se sia fortuna,il caso,il destino. Sono molto piccole ancora ed è difficile immaginare come saranno tra un anno e impossibile prevedere come andranno le cose in futuro.

Sono una la migliore amica dell’altra. La Princess è chiusa,riflessiva e a volte la timidezza la frena così, in quei momenti,arriva la Miranda che, sprezzante di tutto la trascina e giocare con bambini sconosciuti diventa la cosa più naturale del mondo, anche quando non te lo saresti mai aspettato. Un secondo prima la Princess è sulla sedia mentre sogna di poter sparire,di mimetizzarsi con l’arredamento e un secondo dopo, mano nella mano con la Miranda stanno ballando insieme ad altr 5-6-7 bambini che non hanno mai visto prima. La Miranda, deicsa e sicura in tutto quello che fa cede solo quando è la Princess che le parla e così io riesco a pettinarla solo dopo aver chiesto la mediazione della sorella, riesco a farle lavare i denti solo perchè sentirsi dire “lo facciamo insieme mimmi'”è più efficacie di ogni tentativo della sottoscritta e allora le nostre giornate funzionano così. Tra una spinta di incoraggiamento e un invito si superano gli ostacoli che da sole sembrerebbero insormontabili. Litigano,spessissimo,ma fanno pace e io urlo,urlo e urlo. <<Princess smettila che poi piange,Miranda lascia in pace tua sorella,lei ha ragione,no tu hai ragione,adesso lei ha sbagliato>>. E sempre più spesso mi sento incapace perchè non mi ascoltano,in realtà nel loro rapporto non c’entro nulla. Non c’è bisogno del mio intervento.

Alla fine della giornata si addormentano vicine. La fase dell’addormentamento Inizia sempre con me in mezzo a loro due ai lati,nel lettone, e poi finisce che una mi scavalca e loro insieme finiscono in mezzo ed io in su un lato, spappolata e scomodissima e più passano le ore e più si abbracciano,si attorcigliano, una mette la mano in faccia all’altra che nel frattempo ha messo la sua gamba sul fianco della sorella,come due lottatrici,non si allontanano mai e delle volte capita che, una delle due si svegli e cerchi la sorella muovendo le mani e riempiendomi di sberle.

Non so cosa ci riserva il futuro ma sono tranquilla, la Miranda crescerà e sarà forte e sicura grazie agli insegnamenti della Princess e la Princess sarà più tranquilla se ci sarà sempre la Mimmi a tenerle la mano. Scrivo questo post,articolo,riflessione,chiamatelo come volete, perchè vorrei tornare tra qualche anno a leggere queste parole pensando ai progressi che avranno fatto insieme, continuerò a chiedermi quale sia la giusta definizione che descrive il loro rapporto e nel frattempo sarò sempre la mamma fiera che sono adesso, mentre scrivo con i capelli di una che mi fanno solletico sul collo e i piedini gelidi ,dell’ altra, puntati nella schiena,attendendo di essere scavalcata e di tornare a dormire in quell’angolino che ha ormai preso la mia forma. In disparte ma sempre con loro.

In disparte perchè contrariamente a quello che pensavo prima di diventare mamma,non tutto quello che fanno i fgili è merito o colpa dei genitori. Ci si è abituati all’idea che i figli siano delle mini verisoni di noi adulti genitori e,per quanto io mi sforzi nel trovare le cose che mi accomunano a loro, sono in realtà delle persone diverse,uniche e che potrebbero non avere niente a che fare con noi. E ci ho messo un po’ a capirlo, e mi disperavo perchè la Princess non faceva mai quello che mi aspettavo da lei, non era mai felice quando avrei voluto che lo fosse,non collaborava quando era il momento di farlo. E io passavo le notti a pensare a quale fossero i miei errori. Poi la Miranda mi ha fatto tornare con i piedi per terra, la Princess faceva quello che voleva esattamente perchè era una persona diversa da me,non un mini robot da programmare. E quando sento commenti di altre persone,soprattutto non genitori, mi viene da ridere. L’educazione di un figlio passa dai genitori e dagli adulti con cui ha a che fare nella sua crescita,ma le sue reazioni,le sue scelte,le sue caratteristiche sono sue e nessuno dovrebbe tentare di cambiarle.

Perciò quando vedo che la Princess non ha voglia di salutare le persone mi rifiuto di pensare che sia maleducata, è semplicemente una bambina che in quel momento non ha voglia di dover lottare contro la sua timidezza,e va bene così. Idem con la Miranda. Perciò dico che vivo un po’ in disparte,non sono la regista delle loro vite,sono il confine entro il quale possono stare, il limite che non devono superare . Per questo auguro alle mie piccole di non dover mai sentire la necessità di modificarsi o di annullarsi per gli altri, mi auguro che possano sempre accettarsi e che sentano il bisogno di migliorarsi ma senza mai sotterrare loro stesse sotto kg e kg di aspettative altrui. Nemmeno le mie.

dalla mia cucina

Il risotto salva vita

Cè un piatto che uso nelle emergenze. Ho iniziato a cucinarlo quando l’umore in casa era a livelli bassissimi. Lo hanno mangiato le mie bambine al posto delle prime pappe che sputavano,l’ho cucinato a partenti e amici nelle varie cene che abbiamo organizzato negli anni. Poi ho iniziato a cucinarlo quando dovevo farmi perdonare da Empi e fino ad ora ha sempre funzionato. La ricetta l’ho imparata in un ristorante dove ho lavorato per un bel po’ di anni ed è sempre stato un successo anche lì. Il mio piatto salva vita è il risotto con bresaola e Sassella, che è un vino rosso Valtellinese.. Nei momenti di magra mi è capitato di usare altri vini meno pregiati e il risultato non era al top ma era comunque buonissimo.

Ingredienti:

Riso Carnaroli
Cipolla tritata e burro per il soffritto
Brodo di carne, pollo o quello che c’è
Bresaola della Valtellina da tagliare una strisciolina
Vino rosso corposo, Sassella o altri vini belli massicci
Burro, formaggio di grana e formaggi semi-stagionati saporiti per mantecare
Qualche fogliolina di basilico

Comincio con un bel soffritto con la cipolla tritata nel burro, aggiungo il riso e si fa tostare. Quando i chicchi di riso raggiungono un livello uniforme di lucidità aggiungo un’ abbondante dose di vino. Quando lo cucinavo sapendo che lo avrebbero mangiato le bambine, durante lo svezzamento, la dose era minima. Ma credo che su una quantità di riso pari ad 1 kg mezza bottiglia di vino da 750ml sia la dose necessaria. Una volta evaporato tutto il vino il riso avrà un bellissimo colore tipo viola,rosso,bordeaux. Lo bagno con il brodo e continuo a mescolare. Bagnare il riso tante volte con piccole dosi di brodo aiuta l’amido a rendere il risotto cremoso. Ci sono varie scuole di pensiero anche su questo ma io faccio così. Lo curo,lo coccolo. Dopo una decina di minuti,quando il riso è quasi pronto aggiungo la bresaola tagliata a striscioline e un altro bicchierino di vino, a cottura praticamente ultimata aggiungo i formaggi,il burro e il basilico tritato e mescolo incorporando aria per rendere il risotto il più cremoso possibile.

Il tocco del basilico è abbastanza inusuale ma è un trucco che rende il risotto buonissimo,provate.

dalla mia cucina

Betonega chocolate cake

Finalmente parlo un po’ anche di dolci e inizio da una mia invenzione. La betonega chocolate cake è nata un giorno dalla mia mente e dalla mia super dispensa vuota. Dovevo andare ad una cena e come mi capitava spesso di fare,avrei dovuto portare un dolce. Così ho messo in moto il mio cervellino ed ho creato un CA-PO-LA-VO-RO. Resto umile.

ingredienti:

  • 200g di biscotti cioccolatosi, tipo pan di stelle e oltre
  • 100g di burro da far sciogliere
  • 4 uova
  • 200g di cioccolato fondente
  • 70 g di zucchero
  • banane e zucchero di canna e un pizzico di sale

Per la base basta semplicemente far sciogliere il burro ed unirlo ai biscotti sbriciolati,più fini verranno sbriciolati e più compatta e solida sarà la base. Rivestite una tortiera da 24cm con la carta da forno,mettete il composto di biscotti e burro e distribuitelo bene e schiacciatelo così da formare uno strato livellato e dei bordi,come una specie di contenitore. I bordi dovranno essere alti e belli solidi perciò nel dubbio abbondate con le dosi e assicuratevi che non crolli nulla. Per facilitare questa operazione io uso un bicchiere cilindrico come pressa. mettete poi la tortiera in frigorifero così che il burro si rassodi e la base diventi super resistente,pronta ad accogliere la mousse.

Tra lo strato più duro della base e la morbida mousse ho deciso di infilarci delle banane al caramello salato,chè è in assoluto una delle cose più buone che potessi scegliere di aggiungere a questa torta. Le banane caramellate sono semplicissime. Si tagliano le banane a fette,non troppo sottili,dalla parte più lunga. Metto due bei cucchiai pieni di zucchero in una padella antiaderente,faccio sciogliere lo zucchero,unisco un pezzettino di burro e adagio le fette di banane. Io le lascio cuocere poco, il tempo di predere un bel colorino sui due lati poi le tolgo dalla padella e le dispongo sulla base della torta. Le cospargo con un pizzico di sale e rimetto in frigorifero.

per la mousse invece sciolgo il cioccolato, monto gli albumi a neve e in un’ altra ciotola monto i tuorli con lo zucchero fino a quando non diventano spumosi. unisco piano piano il cioccolato fuso che nel frattempo sarà raffreddato un pochino, e quando il cioccolato è completamente incorporato aggiungo poco alla volta gli albumi, mischio lentamente dal basso verso l’altro. Verso nella tortiera e lascio raffreddare per alcune ore prima di sformare la torta.

Questa ricetta è un pezzo del mio cuore,è esagerata come piace a me, è avvolgente,dolcissima e magnifica. FATENE BUON USO!

Il nome della torta ha origini riconducibili al dialetto talamonese, è stata un’idea del mio amico Cesare dare questo nome alla mia torta,chiunque voglia conoscerne il significato dovrà venire a Talamona e parlare con un anziano del paese.

dal mio cuore

una mamma color prosciutto

asilo di Talamona, ore 9 e 25

Princess si avvicina alla sua aula con passo deciso. Nota che la maggior parte dei suoi compagni ha appeso,vicino alla giacca,un ombrellino. Si volta,mi guarda ed esclama con la sua vocina: <<Maaaaammmmaaaaaaaaa, oggi mi sa che le maestre ci portano fuori, ho bisogno l’ombrello…NON VORREI MAI CHE MI SI ROVINASSERO LE SCARPE.>>
Io già sopresa dalla richiesta e dal suo pensiero verso le scarpe le rispondo che le porterò l’ombrello e,con un po’ di ironia aggiungo: <<sei proprio come tuo papà!>>
lei,mentre cerca di abbottonarsi il grembiulino giallo risponde: << vorrai dire BELLA COME IL MIO PAPà! Non vedi che siamo anche dello stesso colore? Lui è più scuro ma è bello come me. Mamma, ti piacerebbe essere bella come me? Perchè sei bellissima anche tu, anche se hai il colore del prosciutto>>

Non ho avuto il tempo di capire cosa stesse succedendo. Quella bambina timidina che conoscevo io dove era finita? Non ricordo di essermi mai sentita bella da piccola e inconsapevolmente pensavo che avrei dovuto fare qualcosa per proteggere mia figlia da quella sensazione di inadeguatezza che mi accompagna da 27 anni. Come se fosse normale sentirsi così e invece non ho capito niente. E lei ha capito tutto.

Ho sempre giudicato le persone sicure di se come arroganti,sfacciate. Una persona umile non può essere così sicura del suo valore. Poi ho incontrato Empi e il mio giudizio si è trasformato in invidia pura. Poi l’invidia si è trasformata in ammirazione e voglia di sentirmi come lui. Che anche in pigiama si sente bello,a posto con se stesso mentre io neanche con i miei abiti migliori,truccata e con i capelli in ordine mi sento a mio agio. Perchè, dopo 27 anni di inadeguatezza io il mio corpo comincio ad accettarlo. E un po’ lo posso anche apprezzare,anche se con troppa ciccia, il mio corpo ha superato due gravidanze e un sacco di km. Ha sopportato il giudizio, il mio e quello degli altri. E quando le cose erano proprio difficili mi chiedevo come potesse, un uomo come Empi,alto,forte,slanciato, per me bellissimo, apprezzare o essere attratto da me. Invece non mi ha mai fatto sentire un mostro come mi sono sentita per tanti anni. Mai. E mi ha insegnato tanto, come ad esempio che non esiste un solo canone di bellezza. Perchè quello che lui ama è esattamente quello che per un tipico uomo italiano non è assolutamente apprezzabile. Come quando alle mie amiche diceva che stavano bene con qualche kg in più, per fargli un complimento e loro si offendevano.

Tutto questo per dire che sono così felice che mia figlia si senta bella come il suo papà,che non voglia essere diversa da quello che è. Certo ha 4 anni, è ancora all’inizio della sua vita ma come si usa dire,chi ben comincia è già a metà dell’opera.

Ci sono molte persone che pensano che preoccuparsi di questi aspetti sia esagerato. C’è sempre questa sensazione che chiunque si lamenti di una discriminazione voglia fare la vittima. Invece parlarne è il modo migliore di conoscere qualcosa e scoprire che anche dietro alla buona fede delle nostre intenzioni ci può essere qualcosa da correggere. C’è un argomento che è quasi un tormento e di cui si parla spesso ma ne se ne parla male. Il razzismo è qualcosa con cui purtroppo le mie figlie dovranno avere a che fare. Ne sono consapevole dal primo istante dopo il primo test di gravidanza. Leggere ed ascoltare e conoscere esperienze di altre ragazze miste, soprattutto sui social,mi ha aperto un mondo e mi ha dato la possibilità di conoscere meglio “il nemico”.

Un aspetto di cui si parla spesso è la rappresentazione. Per delle bambine,com la Princess o la Miranda,sentirsi rappresentate è importantissimo,potersi identificare in un personaggio dei catoni animati,in un super eroe o anche in un adulto che ammirano è qualcosa che le aiuta ad avere la consapevolezza del loro valore. E allora è sufficiente pensare a me alla loro età, e se a me,23 anni fa avessero parlato della mia ciccia per quello che eè,solo ciccia,solo una caratteristica di un corpo che fa il suo lavoro egregiamente o se io a 14-15-16 anni avessi avuto la possibilità di ascoltare le canzoni di Lizzo, di ascoltare le parole di alcune attiviste della body positivity, se avessi visto più modelle curvy in televisione forse,e dico forse, potrei avere un rapporto migliore con il mio corpo, con me stessa.Però poi la mia lotta non è uguale alla sua,alla loro. Loro saranno bambine nere per tutta la vita, e saranno donne per tutta la vita e se a 4 anni riesce a tirare fuori tutta la Nigeria che c’è in lei e mi stende con le sue parole,forse,anche se siamo solo all’inizio, oosso permettermi di pensare di aver fatto un buon lavoro. E se,come nella maggior parte dei casi, non è merito mio ma della splendida bambina che è, vorrà dire che sarà più semplice di quello che pensavo.

Per questo vorrei ricordare ad una cara amica incinta,preoccupata del suo futuro nel suo ruolo di mamma,di non preoccuparsi troppo e di prepararsi ad imparare ogni giorno cose nuove. Tipo,chi l’avrebbe mai detto che per mia figlia io sarei stata bellissima nel mio color prosciutto??

dalla mia mente

Proud Nelly, Stra Nelly, Happy Nelly

Leggevo in uno di quei gruppi di mamme su Fb la storia di una ragazza,preoccupatissima perchè la figlia non riesce a farsi accettare dai compagni di classe e ho ricordato il mio passato di bambina alle elementari, lo stesso giorno una mia amica stra idola mi ha chiesto se non mi sentissi a disagio o se comunque non mi ponessi alcun problema a scrivere su un blog i miei pensieri così “intimi” soprattutto dopo essermi ripetutamente dichiarata ultra sensibile. Questi due spunti,uniti ad un periodo di autoanalisi profondissima, con l’aiuto di un’amica speciale, hanno fatto riaffiorare ricordi che avevo dimenticato.

Sono sempre stata una bambina cicciottella. Dall’asilo. Non ricordo di aver mai vissuto un giorno da normopeso,come amano definire i medici le persone che rientrano in certi parametri, e c’è da dire che 20 anni fa non si poteva certo parlare di body positivity o di accettazione del proprio corpo come ora. La ciccia era ed è tutt’ora qualcosa da combattere per la società. Però questo è un discorso a parte che non voglio affrontare. La mia condizione di cicciottella mi ha portato sempre ad essere etichettata e in qualche modo giudicata. In quegli anni,asilo-elementari-medie per intenderci, non ricordo di aver subito atti di bullismo però una certa “discriminazione” c’è stata. Vivere questa condizione DI “diversa”, fin da piccola ,mi ha portata quasi automaticamente ad essere più empatica con chi non veniva identificato nei parametri di normalità. Mi sembrava che il mondo fosse schierato in due parti, quelli normali e quelli non considerati normali dai normali. Quelli che si sentivano giusti ma erano noiosi e quelli che non si credevano nessuno ma erano interessantissimi ed io ero così fiera di non essere considerata normale,di non essere noiosa. So che letto così sembra una cosa da pazzi ma davvero per me tutte le cose più convenzionali erano quasi sbagliate. Sono cresciuta con questo orgoglio,anche se ho sofferto nel sentirmi diversa ne sono sempre stata fiera.

La mia sensibilità c’è stata e c’è,è reale ma non mi ha mai limitato. Non ho fatto scelte semplici ma sono sempre stata fiera di non essermi accontentata,anche quando ho sofferto il doppio o quando ho dovuto lottare il doppio,non ho mai desiderato essere diversa da quello che ero. Migliore molte volte sì, ma mai normale

Quindi se penso a quella mamma preoccupata su Fb non posso che pensare al grande lavoro e al grande impegno che mia mamma ha impiegato nel convincermi del mio valore,della mia unicità,dell’originalità come qualità. Se penso al blog,ai post, alle mie scelte non posso che pensare a quell’orgoglio che provo nel poter gridare e scrivere i miei pensieri,le mie idee. Hanno un grosso valore per me e ne sono così entusiasta che voglio esprimerlo scrivendo. Non ha importanza che tutti lo capiscano,che tutti lo condividano, ha importanza che io possa esprimerlo. Ha importanza che io mi senta ancora quella bambina entusiasta,fiera,orgogliosa. Ho ripetuto queste parole troppe volte secondo le regole della grammatica italiana ma oggi scelgo di usare le regole che voglio io. Non voglio temere gudici o professori che valutino la forma. Voglio sentirmi libera nella mia unicità anche mentre scrivo. Voglio sentirmi libera di potermi esprimere senza temere il giudizio altrui come quelle splendide donne che vivono una vita piena e gratificante nonostante caratteristiche non comuni le rendano pazze agli occhi degli altri.

Ci sono stati momenti in cui il mio entusiasmo mi ha salvato. Ci sono stati momenti in cui tutte le persone intorno a me mi dicevano: sei pazza! Sposare un uomo che conosci da soli 9 mesi? sei pazza! Avere un figlio con lui dopo 6 mesi? sei pazza! Avere un altra figlia senza un lavoro fisso? senza una casa di proprietà? Senza soldi? Senza macchina,senza passeggino ultimo modello o senza bla bla bla..ero così gasata di quello che mi stava capitando che io vedevo solo quello che avevo. Conoscevo Empi da poco ma ero certa che fosse un uomo magnifico, aspettavo una figlia da lui ma ero certa che sarebbe stato fantastico diventare genitori,non c’era lavoro ma ero certa che si sarebbe trattato solo di un periodo,di tempo. Le cose importanti le avevo. Tutto il resto poteva arrivare..Mi ripetevo e ripetevo a tutti,come per autoconvincermi,che io ero già ricca,mi mancavano solo i soldi. L’entusiasmo che ci ho sempre messo nel prendere decisioni difficili mi ha salvato parecchie volte, è stato il filtro che mi ha fatto vedere le cose come erano,non come sembravano. Per questo mi definisco sensibile,empatica e meritevole. Perchè in quella che per molti è pazzia io sono sempre riuscita a vedere oltre,sempre più in profondità e sono stata premiata. E quello con cui sono stata premiata non è qualcosa che possono apprezzare tutti,per quelli che prima ho definito normali non è altro che una vita incasinata o responsabilità stressanti. Per me è vita,è gioia,è entusiasmo,è famiglia,è tutto ciò che ho sempre sognato di avere e, pensandoci bene, sono tutto ciò che avrei voluto essere quando da bambina pensavo a come sarei voluta essere da grande. Sotto strati di normalità sto ritrovando me stessa e in questa me stessa sto ritrovando le qualità che mi hanno fatto sempre sentire così unica e diversamente magnifica. Lo sto scrivendo per vantarmene,perchè me lo sono dimenticata per troppo tempo.

Piccola Nelly in modalità sirenetta
dalla mia mente

un anno dopo

Vivere lontani non è facile ma è un sacrificio che io ed Empi abbiamo deciso di fare . Non è stata una scelta semplice e non è una scelta facile da capire per tutti. Abbiamo dei sogni e dei progetti e per ora restiamo concentrati su quelli. Questo però non mi impedisce a volte di lamentarmi,di soffrire la mancanza di mio marito, di odiare il posto in cui vivo o il suo appartamento. Prima che Empi si trasferisse per lavoro la nostra vita era difficilissima,super stressata. Trovare un lavoro fisso era diventata la nostra missione impossibile.

Io ero concentrata su qualcosa,avevo un obiettivo,uno scopo,dovevo prendermi cura di tutti in casa,dovevo tenere alto l’umore,a volte lavoravo, cercavo ogni modo possibile per avere un’entrata che alleggerisse un po’ il carico economico che mio marito portava da solo. Con l’arrivo del nuovo lavoro le cose si sono sistemate però io mi sono trovata sola e senza qualcosa per cui combattere,uno scopo. C’era solo la serenità delle mie bambine nella mia testa ma non era sufficiente per tenere calma una come me.

Alla fine,inevitabilmente, ho dovuto fare i conti con tutto quello che avevo sotterrato dentro di me in questi anni,tutto quello che non avevo voluto affrontare mi si è ripresentato con gli interessi. Ho provato in vari modi ad ascoltarmi abbandonando le vecchie abitudini, non è una cosa semplice ma la notte,quando tuo marito è lontano e le tue figlie dormono,ti aiuta. La notte è davvero il momento che preferisco. La notte di solito ringrazio Dio per tutto quello che ho, prima piangevo per tutto quello che non avevo.

Ho passato anni tentando di cambiare,scervellandomi sul perchè fossi in un modo rispetto ad un altro, ho passato anni ad analizzare i miei problemi senza mai tentare di affrontarli realmente e alla fine il primo passo che avrei dovuto fare era imparare ad accettarmi. Non sono la migliore versione di me stessa,ho tanti difetti su cui lavorare ma sono sicuramente una persona che si merita la fortuna di ciò che ha. La consapevolezza che le cose belle della mia vita le ho guadagnate e me le sono meritate mi aiuta a vedere una versione di me più vera, più completa.Ero stufa di considerarmi una persona comune con un po’ di fortuna o qualcuno con il quale il destino era stato clemente. Io ho scelto la strada in salita,non sapevo di avere tutte le forze e le energie per affrontarla però mi sono fidata e ho avuto ragione.

Accettarsi significa anche fidarsi di se stessi e quando ti fidi di te stesso sai che,nonostante tutto ti meriti il meglio. Ci ho impiegato tempo e lacrime per capirlo. Troppe volte ci si ferma a pensare a quello che non va,a quello che va cambiato,modificato,eliminato dimenticandoci, nel frattempo, di far splendere il meglio di noi.

Accettarsi è il primo passo per volersi bene, scrivevo queste parole un anno fa e neanche immaginavo che il primo passo sarebbe stato così faticoso ma così gratificante. Alla Nelly di un anno fa vorrei dare un grosso abbraccio e dirle che quello non è altro che l’inizio di uno splendido e faticosissimo cammino.

dalla mia cucina

Jollof rice dell’imperatore

Il Jollof Rice è un piatto tipico della Nigeria. Non conosco tutto quello che c’è dietro alla nascita di questo piatto, so che si contendono il titolo di miglior Jollof rice vari stati africani tra cui Ghana,Nigeria e Senegal. Non è un piatto super elaborato ma è in assoluto,al mondo, il piatto che più amo. La prima volta che l’ho mangiato ero appena andata a convivere con Empi,ci saremmo sposati da lì a pochi giorni e ogni occasione era buona per cucinare. Funzionava così in casa nostra. Io cucinavo di tutto per convincerlo che la cucina italiana fosse la migliore e lui, a suon di fritture di ogni tipo cercava di convincermi che niente era meglio della cucina nigeriana. Ha cucinato per delle ore e si è presentato a tavola con un pentolone che poteva sfamare tranquillamente 10 rugbisti affamati. Eravamo solo io e lui ma ancora ignoravo che quello era lo stile nigeriano. Si cucinano grandi quantità di cibo, 1/2 volte a settimana e poi ogni volta che viene un po’ di fame si riscalda e si mangia. Molto comodo per preparare tutte quelle pietanze che richiedono ore ed ore di cottura ad esempio. I piatti nigeriani non sono mai semplici piatti, sono un mix di cotture diverse dove si uniscono sempre una marea di ingredienti. Comunque quel giorno Empi si è presentato a tavola con una pentola enorme di riso, del pollo e del platano fritti. Il Jollof rice non è altro che del riso parboiled cotto in una salsa di pomodoro a cui vanno aggiunti curry,peperoncino e altri ingredienti pazzeschi. Non li so tutti perchè ogni volta che lo assaggio trovo qualcosa di nuovo ma la base è quella. Si accompagna con del pollo fritto generalmente o comunque con della carne e se è giorno di festa,a casa mia, si aggiunge anche il platano fritto che è la rolls-royce dei fritti. Il jollof rice è un comfort food, è un piatto che scalda l’anima,che ti fa sentire a casa anche se vieni da un altro continente. Qui sotto scriverò la ricetta che più assomiglia alla versione di mio marito. Non è la ricetta originale o comunque è una versione del Jollof rice di Empi. Come il sugo al pomodoro, il procedimento è uno ma ognuno ha i suoi trucchi per farlo. Con il tempo l’aggiornerò,devo solo riuscire a scoprire tutti i suoi segreti.

Jollof rice di Chef Empi

ingredienti:

500 grammi di rispo parboiled
5 cucchiai di concentrato di pomodoro
4 pomodori interi
1 cucchiaino di peperoncino essiccato o un peperoncino tondo di cui non conosco il nome
100 ml di olio vegetale o di palma
Circa 600 ml di brodo di carne o pollo ottenuto dalla carne che poi andrà fritta in olio bollente
Una cipolla piccola (affettata)
1 cucchiaino di curry
½ cucchiaino di timo
1 foglia di alloro
sale qb
1 dado maggi

Praticamente dovete far bollire il pollo in acqua,dado maggi,erbe e tutto ciò che può dargli un buon sapore,dopo una decina di minuti che bolle lo scolate tenendo il brodo da parte, friggete la carne bollita in tantissimo olio bollente e mettete da parte anche quello. Prendete il riso,lavatelo e mettetelo in una pentola con dell’acqua fredda e del sale, portatelo a ebollizione,appena bolle scolatelo e lavatelo di nuovo. Questo serve a eliminare l’amido che lo rende colloso,praticamente si deve creare l’effetto opposto a quello che si fa con un risotto. Mettete da parte anche il riso. Affettate le cipolle e mettetele in un mixer con i pomodori freschi e il peperoncino e frullate,fate rosolare altre cipolle in abbondante olio,aggiungete il mix frullato di pomodoro e il concentrato e peperoncino e fate cuoccere per una decina di minuti(in alternativa si può usare la passata di pomodoro,Empi consiglia la mutti),aggiungete il dado,il sale,il curry,il timo,l’alloro. Versate una piccla parte di brodo e lasciate cuocere per qualche minuto, aggiungete il riso,mescolate e quando il riso si sarà adagiato sul fondo della pentola dovreste avere una quantità leggermente più altra di liquido rispetto al riso. Il brodo dovrà essere bello bollente prima che aggiungere il riso per evitare che diventi colloso. I nigeriani odiano il riso colloso a meno che non si tratti del mio risotto con vino rosso e bresaola. Il riso dovrà assorbire i liquidi come se stesse cuocendo a vapore. Coprite la pentola con uno straccio e metteteci il coperchio. Per una 15 di minuti non preoccupatevi, quando sentirete il suono del riso che sta praticamente bruciacchiando sul fondo della padella controllate,aggiustate di sale se serve,aggiungete brodo se sembra ancora crudo e una volta cotta servite bello bollente con pollo fritto e platano fritto a parte. La bruciacchiatura sul fondo della pentola è un passaggio doloro ma fondamentale per il gusto del riso. La morte sua è con una bella peroni fredda ma è più tipico consumarlo con una bella lattina di Malto che è una bevanda nigeriana che non mi piace. Spero che nessuno di quei protettori della ricetta del Jollof legga mai quello che ho scritto. Ho tradotto da informazioni che mio marito non voleva darmi,è stata durissima ma ce l’ho fatta. La prima ricetta del blog è pronta. Sconsigliatissimo a chiunque sia a dieta è un potente antidepressivo e anche afrodisiaco.

Le dosi le abbiamo inventate perchè cuciniamo a occhio, il principio fondamentale è comunque quello di abbondare sempre che poi si riscalda. Fatemi sapere se mai vi cimenterete in questa ricetta ma non invitatemi,io resto fedele al mio chef.

dalla mia mente

dalla mia mente

Quando ho deciso di aprire questo blog ho pensato alle mille cose che avrei voluto scrivere, la più difficile era la mia presentazione perché, anche se ho 27 anni, ho imparato a conoscermi solo ultimamente, prima mi identificavo in ciò che gli altri dicevano di me. Solare,allegra,sorridente,positiva,forte,permalosa,infantile erano tutte caratteristiche che mi sono state attribuite negli anni fino a quando non ho iniziato a chiedermi se fossi davvero io quella ragazza che tutti vedevano.

DAVVERO ERO SOLO QUELLO?

Nell’ultimo anno ho scavato molto dentro di me. Prima ero un treno in corsa,dovevo agire ora sono un treno che sta facendo una revisione,non so quanto durerà ma è stata fondamentale. Ho disotterrato tutto quello che avevo nascosto negli anni sotto cumuli di scuse e ho iniziato pian piano ad affrontarmi. Non lo avevo mai fatto,non mi ero mai concessa questo faticosissimo lusso di conoscermi per accettarmi. Sto imparando a riconoscere nei miei difetti delle risorse. Questo non è altro che l’inizio di un lungo cammino verso me stessa con me stessa per me stessa.

Sono sempre stata una persona sensibile, non iper sensibile ma ultra sensibile. Ho conosciuto questo termine grazie ad un libro e allora ho riconosciuto in me qualcosa che mi aveva fatto sempre sentire sbagliata, l’ho riconosciuto e ho saputo dargli un nome e ho così capito che la sensibilità è un dono e ne ho potuto apprezzare il valore,riconoscendo, in tutti quegli episodi che mi facevano sentire diversa, una bambina dal cuore grande,una ragazza che vedeva le cose in profondità,una moglie che accoglieva e una mamma che capiva. Ho deciso di agire,contrariamente alla mia natura di cancro che mi porta sempre a riflettere troppo senza mai avere il coraggio di fare davvero qualcosa,ho deciso che era il momento di usare quella gentilezza che avevo per il mondo tutta per me. Senza sensi di colpa e così ho creato questo blog.

Ho un solo vero intento, scrivere quello che mi passa per la testa,scrivere ciò che penso,ciò che amo,scrivere di me,della mia famiglia,delle mie figlie e di come io, Stra Nelly, vivo e percepisco il mondo intorno a me. Scrivo per riallineare i pensieri, per avere un ricordo di alcuni episodi della mia vita,scrivo perché ne sento la necessità e assecondare questa necessità è un dovere verso me stessa.

Qui parlerò principalmente di me come donna, come mamma, come moglie, come figlia, come sorella e come amica.

dalla mia cucina

dalla mia cucina

Io e mio marito siamo molto diversi ma abbiamo una passione in comune, la cucina, lui è chef,diplomato in Nigeria faceva il capocuoco in grossi alberghi, io invece, con una qualifica professionale ho fatto per 10 anni l’aiuto cuoca e pasticcera.

La passione per la cucina ma anche l’amore verso il cibo ci ha unito molto, soprattutto i primi tempi in cui ci stavamo insieme. Non è stato facile convivere pacificamente con un uomo così diverso da me e con una cultura così diversa dalla mia. Emperor è un vero uomo africano, capo della famiglia, con un idea ben precisa del suo ruolo nel mondo, io invece sono una donna indipendente,autonoma al 100%, consapevole del mio immenso valore. Ogni parola detta in un certo modo era sufficiente a farci scattare come molle. io mi sentivo minacciata,vedevo in lui un maschilista che avrebbe dovuto arrendersi alla mia emancipazione,lui in me vedeva una donna folle che voleva per forza trovare qualcosa per cui litigare e allora la cucina (oltre ad una figlia in arrivo) ci ha permesso di stare insieme senza competere,ci ha dato gli strumenti necessari per capire l’altro. Non mi interessava se lui pensava che io fossi una donna europea davvero rompiscatole l’importante era che lui si sentisse un po’ più a casa. A lui non importava se io pensassi che fosse un uomo dalla mentalità arretrata, io dovevo mangiare bene perché ero incinta e perchè ero la sua futura moglie ed era suo dovere prendersi cura di me.

In questi momenti impari ad accettare l’altro, impari ad accettare la pasta stra cotta perché a lui piace tantissimo così ed Empi ha imparato a usare meno peperoncino perché a me proprio non piaceva. Impari l’arte dell’improvvisazione,con poco sfami 10/15 ospiti affamatissimi che si sono presentati all’improvviso senza preavviso. Scopri ingredienti nuovi e spendi cifre assurde per trovarli in negozietti improbabili.

Grazie alla cucina abbiamo imparato ad accettare l’altro, diverso, irritante,troppo forte e inflessibile e abbiamo iniziato ad amarci, così con i nostri difetti che non erano altro che preconcetti e pregiudizi con cui eravamo cresciuti. E la pasta ha imparato a mangiarla al dente e il vasetto con il peperoncino si è guadagnato il posto d’onore in cucina vicino al sale e ad altre 1000 spezie che non avevo mai assaggiato prima.

La passione per la cucina ci ha avvicinato, il cibo ci ha permesso di calare le maschere e tra un piatto di lasagne e una scodella di pepper soup il nostro amore è finalmente sbocciato.

In questa parte di blog voglio condividere tutte le ricette che preferisco cucinare, i piatti tipici delle nostre feste, i trucchi del mestiere,gli aneddoti più divertenti e anche i segreti che mi hanno permesso di sopravvivere a mille imprevisti.